La recensione de L'Indice
Con il "Gesualdo Bufalino" a cura di Nunzio Zago giunge
felicemente al quarto volume la collana "La figura e l'opera"
diretta da Natale Tedesco e pubblicata dalla casa editrice Pungitopo.
Davvero lo straordinario narratore di "Diceria dell'untore"
e "Argo il cieco" meritava questo studio, che chiarisce
il caso di uno scrittore giunto tardi al romanzo e alla notorietà.
Attraverso una ricca scelta antologica e un'ampia introduzione (tale
è la struttura caratteristica della collana), si delinea
il ritratto di uno scrittore singolare e iperletterario, che concepisce
il romanzo come raffinata e privata operazione di scrittura. Zago
ripercorre con chiarezza e intensa partecipazione le tappe di un
itinerario intellettuale alquanto particolare e affascinante, ponendo
in luce gli elementi di continuità di un sistema poetico-narrativo
coerente e maturo.
Già dalle prove iniziali emergono quelli che sono i motivi
di fondo della produzione di Bufalino: un'inquieta religiosità,
l'esistenza come illusione amata e odiata al tempo stesso, la memoria
come unico, e spesso esile, strumento per afferrare la vita e decifrarne
gli enigmi. Dopo alcune splendide ricostruzioni di una Sicilia ormai
sempre più irrimediabilmente lontana, nel 1981 Bufalino decide
di pubblicare il suo primo romanzo, rimasto per anni nel cassetto,
"Diceria dell'untore", cui fanno seguito "Dizionario
dei personaggi di romanzo" (1982), "Argo il cieco"
(1984) e i racconti de "L'uomo invaso e altre invenzioni"
(1986). Una produzione non certo vasta ma complessa, dove è
costante il ricorso a un'ironia sentita come lente privilegiata
attraverso cui il romanzo contemporaneo, nella crisi della cultura
occidentale, sia in grado di guardare il mondo.
L'attenzione agli aspetti più specificamente letterari e
i contenuti "siciliani" che caratterizzano la presentazione
di Zago, sembrano essere i denominatori comuni della collana, che
finora ha visto pubblicati volumi dedicati a Piccolo, Sciascia,
Pirandello, curati rispettivamente da Natale Tedesco, Antonio Di
Grado, Fernando Gioviale. Colpisce questa iniziale unitarietà
della collana, accresciuta dal fatto che anche gli studiosi che
presentano i volumi sono siciliani. È il mito culturale della
Sicilia che i quattro autori e critici indagano con acume e partecipazione,
nella coscienza di appartenere a una tradizione secolare, di avere
alle spalle un patrimonio fra i più ricchi della nostra civiltà.
E si badi che il discorso non resta limitato al rapporto con la
tradizione isolana, ma nelle prefazioni si analizza sempre il rapporto
problematico di ogni autore con la letteratura italiana ed europea.
recensione di F. Spera, L'Indice
1987, n. 9
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