Caffè Letterario
Pungitopo

Bertolt Brecht

 

 

 

Nessun uomo è un'isola

Prima vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubavano
Poi vennero a prendere gli ebrei e tacqui perché mi erano antipatici
Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché erano fastidiosi
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non parlai perché non ero comunista
Un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare

 

Ho sentito che non volete imparare

Ho sentito che non volete imparare niente.
Deduco: siete milionari.
Il vostro futuro è assicurato – esso è
Davanti a voi in piena luce. I vostri genitori
Hanno fatto sì che i vostri piedi
Non urtino nessuna pietra. Allora non devi
Imparare niente. Così come sei
Puoi rimanere.

E se, nonostante ciò, ci sono delle difficoltà, dato che i tempi,
Come ho sentito, sono insicuri
Hai i tuoi capi che ti dicono esattamente
Ciò che devi fare affinché stiate bene.
Essi hanno letto i libri di quelli
Che sanno le verità
Che hanno validità in tutti i tempi
E le ricette che aiutano sempre.

Dato che ci sono così tanti che pensano per te
Non devi muovere un dito.
Però, se non fosse così
Allora dovresti studiare.

 

Hollywood

Ogni mattina
per guadagnarmi da vivere
vado al mercato

dove si comprano le bugie,
pieno di speranza
mi metto tra chi vende.

 

Generale il tuo carro armato

Generale, il tuo carro armato è
una macchina potente
Spiana un bosco e sfracella cento uomini.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un carrista.

Generale, il tuo bombardiere è potente.
Vola più rapido d’una tempesta
e porta più di un elefante.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un meccanico.

Generale, l’uomo fa di tutto.
Può volare e può uccidere.
Ma ha un difetto:
può pensare.

 

I bambini giocano alla guerra

I bambini giocano alla guerra
E' raro che giochino alla pace
perché gli adulti da sempre fanno la guerra
tu fai pum e ridi
il soldato spara
e un altro uomo non ride più

E' la guerra
C'è un altro gioco da inventare
far sorridere il mondo
non farlo piangere

Pace vuol dire
che non a tutti piace lo stesso gioco
che i tuoi giocattoli
piacciono anche agli altri bimbi
che spesso non ne hanno
perché ne hai troppi tu

che i disegni degli altri bambini
non sono dei pasticci
che la tua mamma non è solo tutta tua
che tutti i bambini sono tuoi amici

E pace è ancora
non avere fame
non avere freddo
non avere paura.

 

 

La guerra che verrà

La guerra che verrà
non è la prima. Prima
ci sono state altre guerre.
Alla fine dell’ultima
C’erano vincitori e vinti.
Fra i vinti la povera gente
Faceva la fame. Fra i vincitori
Faceva la fame la povera gente egualmente.

 

Alba

Non per caso
l'alba di un nuovo giorno
Inizia col grido del gallo
che fin dai tempi antichi indica
un tradimento.

Se durassimo in eterno

Se durassimo in eterno
Tutto cambierebbe
Dato che siamo mortali
Molto rimane come prima.

 


Canzone di madre Courage

O comandante basta i tamburi
dategli requie alle fanterie
madre Courage è qui con le scarpe
che dentro meglio ci si cammina.
Con quelle loro lèndini e pulci
con i carriaggi, i cannoni e i traini
se la battaglia devono marciare
di scarpe nuove hanno bisogno.

Vien primavera sveglia, cristiani!
sgela la neve. Dormono i morti.
Ma quel che ancora morto non è
sugli stinchi si leverà.

O comandanti, le vostre genti
senza salsiccia alla morte non vanno.
Per tutti i guai di corpo e d'anima
courage col vino se li conforti.
O comandanti, a digiuno il cannone
alla salute non fa troppo bene
ma se non sazi, benedetti voi
e fin in fondo all'inferno portateveli.

Vien primavera sveglia, cristiani!
sgela la neve. Dormono i morti.
Ma quel che ancora morto non è
sugli stinchi si leverà.

Da Ulm a Melz da Melz all'Order!
madre courage è sempre qua!
chi fa la guerra guerra lo campa
ma le ci vuole polvere e piombo.
Di piombo solo non riesce a vivere
neanche di polvere le ci vuol gente!
dunque segnatevi ai reggimenti
che se no crepa! ma oggi e subito!

Vien primavera sveglia, cristiani!
sgela la neve. Dormono i morti.
Ma quel che ancora morto non è
sugli stinchi si leverà.

Lode del dubbio

Sia lode al dubbio! Vi consiglio, salutate
serenamente e con rispetto chi
come moneta infida pesa la vostra parola!
Vorrei che foste accorti, che non deste
con troppa fiducia la vostra parola.

Leggete la storia e guardate
in fuga furiosa invincibili eserciti.
In ogni luogo
fortezze indistruttibili rovinano e
anche se innumerabile era l'armata salpando,
le navi che tornarono
le si poté contare.

Fu così un giorno un uomo sulla inaccessibile vetta
e giunse una nave alla fine
dell'infinito mare.

Oh bello lo scuoter del capo
su verità incontestabili!
Oh il coraggioso medico che cura
l'ammalato senza speranza!

Ma d'ogni dubbio il più bello
è quando coloro che sono
senza fede, senza forza, levano il capo e
alla forza dei loro oppressori
non credono più!

Oh quanta fatica ci volle per conquistare il principio!
Quante vittime costò!
Com’era difficile accorgersi
che fosse così e non diverso!
Con un respiro di sollievo un giorno
un uomo nel libro del sapere lo scrisse.

Forse a lungo là dentro starà e più generazioni
ne vivranno e in quello vedranno un'eterna sapienza
e spezzeranno i sapienti chi non lo conosce.
Ma può avvenire che spunti un sospetto, di nuove esperienze,
che quella tesi scuotano. Il dubbio si desta.
E un altro giorno un uomo dal libro del sapere
gravemente cancella quella tesi.

Intronato dagli ordini, passato alla visita
d'idoneità da barbuti medici, ispezionato
da esseri raggianti di fregi d'oro, edificato
da solennissimi preti, che gli sbattono alle orecchie
un libro redatto da Iddio in persona,
erudito da impazienti pedagoghi, sta il povero e ode
che questo mondo è il migliore dei mondi possibili e che il buco
nel tetto della sua stanza è stato proprio previsto da Dio.
Veramente gli è difficile
dubitare di questo mondo.
Madido di sudore si curva l'uomo
che costruisce la casa dove non lui dovrà abitare.

Ma sgobba madido di sudore anche l'uomo
che la propria casa si costruisce.
Sono coloro che non riflettono, a non
dubitare mai. Splendida è la loro digestione,
infallibile il loro giudizio.
Non credono ai fatti, credono solo a se stessi.
Se occorre, tanto peggio per i fatti.
La pazienza che han con se stessi
è sconfinata. Gli argomenti
li odono con gli orecchi della spia.

Con coloro che non riflettono e mai dubitano
si incontrano coloro che riflettono e mai agiscono.
Non dubitano per giungere alla decisione, bensì
per schivare la decisione. Le teste
le usano solo per scuoterle. Con aria grave
mettono in guardia dall'acqua i passeggeri dl navi che affondano.
Sotto l'ascia dell'assassino
si chiedono se anch'egli non sia un uomo.

Dopo aver rilevato, mormorando,
che la questione non è ancora sviscerata vanno a letto.
La loro attività consiste nell'oscillare.
Il loro motto preferito è: l'istruttoria continua.

Certo, se il dubbio lodate
non lodate però
quel dubbio che è disperazione!
Che giova poter dubitare, a colui
che non riesce a decidersi!
Può sbagliare ad agire
chi di motivi troppo scarsi si contenta!
ma inattivo rimane nel pericolo
chi di troppi ha bisogno.

Tu, tu che sei una guida, non dimenticare
che tale sei, perché hai dubitato
delle guide! E dunque a chi è guidato
permetti il dubbio!

 

Da “L’abiccì della guerra”:

Le donne che si bagnano nel mare
sulle coste di Spagna fra gli scogli
trovano spesso macchie di petrolio
sulle braccia, sul petto e sulle gambe;

e quel liquido nero e ripugnante
è il segno che la guerra è incominciata,
la traccia di una nave che è affondata
al largo di Valencia o di Alicante.

 

***


Era l’epoca del sotto e del sopra.
Il mondo intero era sottosopra.
Tutta l’Europa era prigioniera
e lo era perfino l’atmosfera.

Quando qualcuno si levava a volo,
molti andavano giù nel sottosuolo,
cercando di salvarsi, ma sovente
gli infelici perivano ugualmente.


***


I soldati che giacciono distesi
senza dare nessun segno di vita,
ah no, la morte non li ha ancora presi,
si fanno solo una buona dormita.

Ma quando non dormissero, vi sembra
che per questo sarebbero già svegli ?
Non basta che si muovono le membra:
Bisogna che si muovano i cervelli.

***


Il destino voleva che una spiaggia
che non era né di questo né di quello
si tingesse del sangue di un fratello
sulle rive di un’isola selvaggia.

Era destino, e voi mi assicurate
che ognuno di loro fu costretto
a premere col dito sul grilletto.
Ma chi è stato a costringerli ? Parlate.

   
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