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Recensioni on line:

http://www.excursus.org/eventi/GrisoliaDelorda.htm

http://fieradautore.it/2011/07/27/graziano-delorda-messina-come-metafora-da-tenere-a-bada/

http://www.storiedilibri.it/la-serpe-nera-di-graziano-delorda

STORIE DI LIBRI 26 aprile 2012

La serpe nera di Graziano Delorda
di Cinzia Crinò

La scrittura di Graziano Delorda è stata associata molto spesso a quella di Niccolò Ammaniti: anche Delorda può essere ascritto a pieno titolo nel filone dei cosiddetti scrittori “cannibali” a causa di uno stile freddo, cinico, aggressivo e per il crudo realismo che connota le sue opere, afferenti al genere Pulp.
La somiglianza tra Ammaniti e lo scrittore messinese la ritroviamo in particolare nella raccolta di racconti La serpe nera, edita da Pungitopo. Si tratta di diciotto racconti brevi e piuttosto omogenei, sia per temi che per stile. Ogni racconto ha un uomo per protagonista, ma del quale non si sa quasi nulla. I personaggi che popolano la raccolta sono anonimi: non hanno un nome, non si conosce la loro età, non si sa che mestiere fanno né dove abitano, e la maggior parte di essi non sono descritti neanche fisicamente. Sono persone senza passato né futuro, sole con le proprie ossessioni. Non hanno neanche legami; le poche figure con cui i protagonisti hanno a che fare (ubriachi, prostitute, barboni) sono degli estranei incontrati per caso.
L’attenzione viene focalizzata volta per volta su un episodio circoscritto della loro vita e in particolare sulle sensazioni percepite dal protagonista in quella determinata situazione.
Delorda non discute di idee, di elementi astratti; piuttosto punta sui dettagli, sui particolari, che abitualmente consideriamo irrilevanti. Potremmo dire che i veri protagonisti sono gli oggetti con cui gli uomini entrano in contatto. Puntualmente la noia spinge i personaggi a condividere il proprio spazio e tempo con sedie con i buchi, topi, sigarette, dischi in vinile, vetri rotti, escrementi, piante grasse.
Un altro elemento che accomuna tutti i racconti è la grande attenzione per la fisicità e il corpo umano, sempre ferito, mutilato, decadente. Inoltre, tutti i racconti sono intrisi di violenza e illegalità, ma queste vengono vissute dai protagonisti senza traumi o sconvolgimenti, in modo totalmente freddo e distaccato, come se le pistole e i cadaveri fossero una cosa normale, quotidiana, forse perché gli ambienti in cui vivono sono sporchi e degradati.
La serpe neraTali tematiche non potevano che essere trattate con uno stile diretto, lo definirei quasi violento: la prosa è composta da frasi brevi e incisive, si va dritto al punto senza giri di parole.
Delorda utilizza un linguaggio postmoderno; infatti, nella sua opera troviamo un vero e proprio miscuglio di linguaggio alto e basso, parole auliche e altre volgari e scurrili, con elementi di linguaggio giovanile, dialetto siciliano, parole in lingua straniera (inglese e spagnola). Inoltre vengono citati diversi film (tra cui Pulp Fiction e altri di Bud Spencer e Terence Hill), canzoni, programmi televisivi (Dallas).
In ultimo, va notato che i finali dei racconti spiazzano il lettore, non sono mai banali né prevedibili.

Scomunicando giornale on line
29 dicembre 2011
.... 23 ottobre 2011 sezione: PALERMO

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Alla scoperta de “La Serpe Nera”,
il nuovo libro di Graziano Delorda

di Nunzia Lo Presti - del 14 giugno 2011

«Vivo tra Palermo, Catania e Messina… ma sempre senza Pace»

Di Graziano Delorda, messinese classe '72, conoscevamo già il romanzo pubblicato nel 2010, “Pace” (da poco presentato a Milano), dove Gabriele di sette anni cresceva insieme al luogo del suo essere ragazzino, come da titolo, a Pace, quel villaggio di pescatori sulla riviera nord di Messina.
Adesso invece, a 2011 più che inoltrato, ci ritroviamo a parlare di “La Serpe Nera”, collezione di diciotto racconti edita dalla storica casa nebroidea Pungitopo che vira lo sguardo del nostro dalla nostalgia allegro-andante per la leggerezza adolescenziale a uno stile variegato, “difficile da definire”. Ci sono sì racconti più canonici, ma Delorda si serve anche di una sorta di frammentarietà da appunto giornalistico, per narrare vicende spesso grottesche, estrose quanto ironiche, come“La Serpe Nera” è anche nuove collaborazioni: da Loredana Salzano, alias Nostra Signora dei Vulcani per l'opera di copertina a Francesco Cannavà, regista e ideatore del booktrailer.

Entriamo nel mondo di Delorda attraverso quello che ci ha raccontato.

-          Graziano abita a Messina, ma non a Pace. La città che vive nei tuoi libri è solo ambientazione o qualcosa in più?

«In verità vivo tra Palermo, Catania e Messina … ma sempre senza Pace. Durante la presentazione del primo giugno a Messina un lettore mi ha chiesto se il “successo” (ride, ndr) del mio primo libro fosse dovuto alla forza allegorica/folkloristica del “luogo” in sé e se non fosse stato osare troppo scrivere dei racconti che deviassero così tanto da “Pace”. In effetti per me slegarmi dal mio lavoro precedente è stata un'esigenza primaria, per volgere a visioni il più possibile “universali”, senza alcun autobiografismo presunto che, su “La serpe nera”, vorrebbe significare una cosa sola:  come mai il sottoscritto non è ancora morto o finito dietro le sbarre a vita?»

-          Romanzo, racconto breve, appunti su un taccuino: qual è la forma di scrittura più congeniale al tuo stile?

«La scrittura è uno strumento al servizio dell’autore, uno strumento quasi “senziente”, oserei dire con volontà artistica propria, spesso ti porta dove vuole, scegliendo parole quasi a tua insaputa. Nonostante l’assenza di una presunta regola non ti nascondo che torno decine di volte su ciò che scrivo, è una battaglia costante con la pagina. È certo però che il mio stile strizza l’occhio al fumetto e forse anche al cinema. Parafrasando Bukowski potrei dire che il romanzo spesso non dice molto ma impiega troppo tempo per farlo, il racconto può dire tutto impiegando pochissimo tempo per farlo».

-          Questo secondo lavoro letterario è coadiuvato da collaborazioni molto interessanti. Parlo della pittrice a 360 gradi Loredana Salzano e del cineasta messinese Francesco Cannavà…

«Esattamente. Loredana ha dipinto il lavoro in copertina ad hoc, volevo che fosse agli antipodi dell'immagine rilassante di “Pace”. Francesco e soci, tutti messinesi, li ho invece reclutati per sperimentare in città - e credo in Sicilia - la nuova forma del booktrailer. Spero che il mio libro possa portare in giro anche un'idea di creatività tutta siculo-messinese, per orgoglio campanilistico, ma anche perché sono realmente convinto che in un paese dove esistono più scrittori che lettori, occorra aggredire l’interesse altrui con qualcosa di originale».

-          Progetti futuri?

«Chiudo questa intervista su “La serpe nera” così come chiusi la prima rilasciata esattamente un anno fa per l’esordio di Pace: prima o poi scriverò un fumetto tutto mio! Nel mentre un nuovo romanzo c’è già, ma che resti fra me e te!».

  http://www.lavika.it/index.php?id=2148-alla-scoperta-de-la-  

 

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 sabato 4 giugno 2011

INCONTRO CON L’AUTORE

LA SERPE NERA DI GRAZIANO DELORDA – RACCOLTA DI RACCONTI

di Mamy Costa


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Mercoledì 1 giugno, alle ore 19,00, al Circolo Pickwick è stato presentato il libro La serpe nera di Graziano Delorda, per la Pungitopo Editrice. Alla presenza di un folto e colto pubblico è stato proiettato anche il booktrailer da un’idea e per la regia di Francesco Cannavà, la fotografia Officine Fotografiche Messinesi, Alberto Molonia nelle vesti di babbo natale, il trucco di Alessia Celi, effetti Gianluca Vecchio, la musica: Pragma. La copertina del libro è stata affidata all’artista Loredana Salzano che ha eseguito una tecnica mista dal titolo, appunto, La serpe nera.

Questa seconda fatica dello scrittore messinese è un libro di 18 racconti, forma espressiva letteraria, particolarmente, confacente all’autore. Un passo narrativo che sfugge, spesso, alla forma tradizionale conservando una sua grazia. La raccolta è stata scritta negli anni che vanno dal 1998 al 2010 dove l’accurata descrizione di luoghi e persone è affidata ad una vena fantasiosa di scene di vita normali che, solo attraverso voli pindarici, ritornano alla realtà spesso ironica, cinica e surreale.

Graziano Delorda riesce a catturare l’attenzione del lettore come un illusionista che tira fuori dal suo cilindro mistero e nero umorismo per rendere interessanti situazioni che potrebbero apparire scontate.

In maniera simpatica e stuzzicante si è svolto il dibattito col pubblico, dal quale è emerso che Graziano Delorda scrive per un suo bisogno primario, senza crearsi il problema di lanciare messaggi. Si diverte a consegnare la sua opera al fruitore perché, a sua volta, si diverta e si possa riconoscere, specie il lettore della sua generazione. Se con Pace, romanzo autobiografico, in cui descrive, in maniera minuziosa, fatti, cose e persone della sua adolescenza, anni ‘80, in un villaggio di mare sito a Messina, appunto, villaggio Pace, ne La Serpe nera, invece, dà libero sfogo alla sua fantasia, cercando di ‘delocalizzare’ i fatti da Messina, affinché i luoghi descritti possano essere riconosciuti anche da coloro che non vivono nella nostra terra.

Legge molto Graziano Delorda e di tutto, London, Cèline, Bianciardi, Dick ed è anche un grande estimatore di fumetti di cui, alle volte, ne è anche autore.

Diversi i progetti per il futuro, nel cassetto conserva un po’ di materiale da limare, sistemare, ma per il momento si vuole dedicare alla presentazione di quest’ultimo suo lavoro in diverse città d’Italia.

FiloDiretto news augura buon lavoro e seguirà con interesse il giovane scrittore messinese.

http://www.filodirettonews.info/notizia.asp?id_news=204&categoria=8&t=LA%20SERPE%20NERA%20DI%20GRAZIANO%20DELORDA%20%E2%80%93%20RACCOLTA%20DI%20RACCONTI

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........15 aprile 2011
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27 febbraio 2011
Rubrica "sul comodino": Esordienti
Pace è un luogo fisico: un posto che esiste realmente, un piccolo villaggio di pescatori nel Messinese, affacciato sullo Stretto. Ma è anche un luogo della memoria: rievoca l'infanzia selvatica di Gabriele, che a Pace si trasferisce a sette anni, con la famiglia, da Roma. E una piccola comunità fatta di ragazzi feroci, che crescono tra prove di coraggio e gare di corsa, partite a calcio sulla sabbia rovente, spessodisseminata di filo spinato e meduse, risse e primi turbamenti dei sensi, giorni di scuola e qualche passo nel mondo dei grandi.
La narrazione segue la concatenazione degli avvenimenti portata dalla memoria, risentendo in taluni punti proprio della velocità del pensiero, come si intuisce dai nessi che legano gli episodi: le reminiscenze si affastellano a volte per semplice giustapposizione, le immagini si rincorrono senza soluzione di continuità. Il linguaggio stesso si fa parte integrante della rievocazione, sostanziato di dialetto e strutturato sul parlato. Londa prepotente del ricordo genera, però, un effetto negativo sui personaggi: l'impressione è che siano sempre un poco esagerati, eccessivi, non collocati tra le pagine del libro dagli occhi del Gabriele bambino, bensì mediati dalla lontananza del passato e trasformati in stereotipi, talvolta quasi in macchiette.
E questo, in fin dei conti, l'unico limite di "Pace", con cui Graziano Delorda, che ha firmato numerosi racconti usciti su Inchiostro, debutta nella narrativa "lunga": i colori un po' troppo accesi, il tono sopra le righe e l'atmosfera eroica che aleggia su ogni avvenimento rischiano di appesantire lo svolgimento che è altrimenti gradevole, forte di un ritmo serrato ed impreziosito da sortite davvero intelligenti e convincenti.
Sul finire, poi, l'autore sembra cedere del tutto al flusso mnemonico e si lascia trasportare, pur nello sforzo di chiudere formalmente il cerchio - un sogno all'inizio, uno alla fine - in una deriva di nostalgia che lo spinge a nominare, con gli occhi lucidi, tutto ciò che possa rammentare quei "favolosi" anni Ottanta.
Anna Muolo
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Giornale elettronico con le notizie in tempo reale della città di Messina e provincia


25.04.2010
Il debutto di Graziano Delorda tra le suggestioni dello Stretto e l'infanzia
di Redazione

Il trentasettenne autore messinese Graziano Delorda, dopo aver pubblicato racconti su riviste e antologie, si cimenta qui con un divertente romanzo di formazione sui temi classici dell’infanzia: l’amicizia, il primo maldestro sesso, riti e personaggi tipici di una Sicilia forse lontana.

Protagonisti della storia la famiglia Germanà, di ritorno negli anni ’80 nella natia Messina, il Villaggio Pace (da qui il titolo del romanzo), sulla riviera nord della città dello Stretto, loro nuova dimora, e soprattutto il piccolo Gabriele Germanà, sguardo disincantato e sboccata voce narrante.

Sullo sfondo, gli anni '80, i villaggi dei pescatori, l'incantevole paesaggio dello Stretto, l'infanzia in un tempo senza Facebook e playstation, l'intercalare dialettale e tante rare figure di "missinisi" ben trattegiati da un giovane e promettente scrittore.

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