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Salvatore Greco
L'ASCESA DEI NOTABILI
Politica e società a Palazzolo Acreide nell'Ottocento borbonico

Palazzolo Acreide, l'antica Akrai, subcolonia di Siracusa, vive durante l'Ottocento borbonico un periodo di importanti trasformazioni politiche e sociali. A partire dalla breve, ma fondamentale, stagione costituzionale del 1812 cominciano ad affacciarsi nel palcoscenico della politica locale le classi sociali 'borghesi', radicate in gran parte nella 'città di sopra' che, sviluppatasi attorno alla chiesa di S. Sebastiano, si contrappone alla 'città di sotto' (il quartiere di S. Paolo). Con la 'monarchia amministrativa' si assiste anche a Palazzolo alla formazione di una nuova classe dirigente, un'élite, spesso colta, che sfrutta tanto le moderne forme di aggregazione, come i circoli di conversazione, quanto le istituzioni politiche per acquisire non solo prestigio sociale, ma anche quegli spazi di potere resi possibili dalla 'nuova politica'.
Lo sguardo sulle forme associative dell'élite locale, condotto sulla scorta di un ampio scandaglio delle fonti d'archivio (peculiarità di tutto lo studio), permette anche di cogliere alcuni aspetti che caratterizzano la società stessa, attraversata, soprattutto tra le classi più umili, da forti tensioni sociali che esplodono, non a caso, proprio in prossimità di rivoluzioni (in particolare quelle del 1837, del 1848 e del 1860), intrecciandosi, non di rado, con la lotta politica e rivelando così una società in continuo fermento.

Salvatore Greco (Vittoria, 1972), originario di Palazzolo Acreide, vive a Siracusa, dove insegna materie letterarie presso il Liceo Artistico "A. Gagini". Laureato in Lettere moderne presso l'Università degli Studi di Catania nel 1998, nel 2011 ha conseguito la laurea specialistica in Storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze politiche del medesimo ateneo. Appassionato di storia locale e socio della Società Siracusana di Storia Patria, ha pubblicato: Santa Lucia. Tradizioni brembane e siracusane (Ferrari Editrice, Clusone, 2005, in collaborazione con Diego Gimondi); Letterati e filosofi nella Sicilia dell'Ottocento. Giuseppe D'Albergo e Nicolò Zocco (Morrone Editore, Siracusa, 2007, in collaborazione con Luigi Amato) e L'Ermenegildo. Una tragedia inedita di Giuseppe D'Albergo (Mediterraneo Edizioni, Siracusa, 2007, in collaborazione con Luigi Amato).

formato 17 x 24 - pp. 192, € 16,00

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Carmelo Rucci
JOY NON PARLAVA ITALIANO

Romanzo giovane e disimpegnato, divertente e ironico, Joy non parlava italiano racconta le passioni e gli entusiasmi di un gruppo di giovani amici e descrive con scanzonata piacevolezza il sentimento di disubbidienza e lo spirito di avventura che hanno caratterizzato i sogni e le speranze dei giovani della beat generation.

Carmelo Rucci nasce in Sicilia, a Barcellona P.G. nel 1955, dove vive ed esercita la professione di architetto. Ma preferisce il mare, lo sport, il disegno e la musica. Joy non parlava italiano è il suo primo romanzo.

formato 12 x 17 - pp. 144, € 14,00

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Gae Sicari Ruffo
ASCOLTANDO IL MARE

Il mare è una straordinaria piattaforma della vita, dentro cui spiccare il salto, intravedere il fondo e scoprire il senso della sua storia, risalendo dai miti omerici fino alle tante vicende che contrassegnarono l’arrivo di nuovi conquistatori, di regni e di etnie [...]. Purtroppo nella più recente quotidianità il mare è divenuto sinonimo di migrazione, a cui sono connessi dolore, disagio e spesso tragedia [...]. Subentrano considerazioni di altro genere e il soliloquio lirico spesso muta in requisitoria che indaga, protesta e condanna [...]. La poesia allora svela tutta la malinconia di cui è pervasa per il tradimento dei principi su cui si fonda la società costituita, l’impossibilità di una pace vera e duratura, l’ambiguità delle circostanze che ci condizionano, la straziante preghiera di chi vuol vivere, ma vede già avvicinarsi la barca dell’estremo limite di Caronte.

Gae(tanina) Sicari Ruffo vive a Reggio Calabria. Già docente di Italiano, Latino e Storia, attualmente svolge attività giornalistica, collaborando con diverse riviste, promuovendo il Nuovo Umanesimo, movimento culturale calabrese. Si occupa di critica letteraria, storica e d’arte. Ha pubblicato i saggi Attualità della Filosofia di D.A. Cardone, in Utopia e Rivoluzione in Calabria (Pellegrini, 1992); La morte di Dio nella cultura del Novecento, in Il Santo e la Santità (Gangemi, 1993); La Congiura di Tommaso Campanella, in Quaderni di Nuovo Umanesimo (1995); Il Novecento nel segno della crisi, in Silarus (1996); Le donne e la memoria (Città del Sole Edizioni, 2006, Premio Omaggio alla Cultura di Villa San Giovanni); Il voto alle donne (Mond&Editori, 2009, Premio Internazionale Selezione Anguillara Sabazia). Suoi anche i testi narrativi Là dove l’ombra muore (racconti Premio Internazionale Nuove Lettere, 2010); Sotto le stelle (lulu.com, 2011); La fabbrica dei sogni (Biroccio, 2013). Questa è la sua prima raccolta di poesie.

formato 12 x 17 - pp. 72, € 10,00

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Lucio Falcone
POESIE

Pubblicare poesie è dare una risposta incerta. Forse non darla.
Pagata la stamperia, si affida alle orecchie di chi ora può sentire un rispondere ad un anonimo "come va?".
E non mi conforta ora la comitiva, che non paga, se al mio eventuale e sbrigativo "così così" resta invischiata una solitudine, da cui non mi riscatta né forse mi redime.
Spero piacciano così come oggi le do. Ai curiosi, cari, risponderò al "come va" di domani.
Qui poesie scritte tra la fine de XX e gli inizi del XXI secolo d. C.

Lucio Falcone, messinesemarinotodelquarantanove, per quasi quarant'anni ha portato su carta parole di altri, con molti sacrifici di molti e quasi altrettante soddisfazioni.

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Lucio Falcone
APÒ - YPÒ

από, [sscr. persian. apa; lt. ab; got. af; anglo-sass. af, aef, of] da, I. avv. lontano; da lontano; da parte; indietro; via – II. prep. 1) di luogo, da, con idea di provenienza (con moto o no); 2) di tempo, da, da che, fin da, subito dopo, dopo; 3) di causa, a) di discendenza, origine, derivazione; b) causa agente e occasionale, considerate come punto di partenza, da, per, in conseguenza ecc.; c) mezzo, strumento, materia, prezzo, modo.

υπό, [sscr. upa, lt. sub; got. uf; osc. sup] sotto; di sotto – A. avv. a) di timore, tremore, pallore, invadenti le membra; b) dietro, indietro; c) da, sotto, indietro, insensibilmente, a poco a poco – B. prep. sotto, di sotto; a) causa, agente, provenienza: da, per opera di, da parte di, per, a motivo, per causa di; per indicare sottomissione, dipendenza, quiete; b) di tempo o durata, in, durante, verso, circa; c) di accompagnamento musicale.

Difficile individuare-stabilire un tracciato cercando l’origine, il da, o immaginare-costruire un sopra, sotto cui porre i passi che conosco, riconosco con memoria incerta. Sono il frutto di lontani ablativi, sottomessi alla dimensione quotidiana di uomo. Cari segmenti ai quali abbracciarsi per appartenenza o disperazione. Scialuppa di salvataggio.

Lucio Falcone, messinesemarinotodelquarantanove, vive sulla costa del Golfo di Patti.

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Beniamino Biondi
IL CIMITERO DEL SOLE
Il cinema della nouvelle vague in Giappone

Il termine nuberu bägu appare per la prima volta sulla rivista"Shükan Yomiuri- - dopo l'uscita del secondo film di Nagisa Öshima, Racconto crudele della giovinezza (1960) -, maturando l'opinione di un'influenza della nouvelle vague sul lavoro dei giovani cineasti giapponesi, che, invece, hanno sempre rifiutato la genesi di questa definizione respingendola con forza. Più giustamente, invece, col termine nuberu bägu è possibile fare riferimento allo spirito di rigenerazione culturale del cinema dei primi anni sessanta e all'origine del clima politico della cosiddetta Nuova Sinistra. Le analogie tra i giovani cineasti si assegnano a una fisionomia comune che risalta nella decostruzione degli elementi della tradizione cinematografica - collocati a una nuova forma di rappresentazione - e nel carattere innovativo dei temi svolti e delle tecniche di stile adoperate. Rifiutando i modelli precedenti con uno stile personale e inedito, i registi della nuberu bägu hanno maturato una «coscienza autoriale soggettiva» (sakkatoshite no shutaisei) dialettizzando uno sguardo critico attraverso nuove forme di espressione, in polemica con gli assunti moderati e rigidi del cinema del passato.
Alla riedizione di un testo di Donald Richie sulla nouvelle vague giapponese, con un capitolo sui precursori del movimento e un brevissimo profilo d'introduzione, seguono alcune sezioni monografiche sugli autori più significativi del Nuovo Cinema degli anni Sessanta (con la riscoperta di un cineasta radicale e controverso come Akio Jissoji). scegliendo però di non affrontare le carriere di Nagisa Öshima e Shöhei Imamura - in quanto a loro sono già stati dedicati ampi studi in lingua italiana - e ancora di Seijun Suzuki e Kaneto Shindo, figure dí primo piano ma sostanzialmente laterali al movimento. [N.d.A.]

Beniamino Biondi è nato e risiede ad Agrigento. Ha compiuto studi classici e si è laureato in Giurisprudenza presso l'Università di Palermo. Scrittore e saggista, si occupa di poesia e di cinema. Collabora con riviste di letteratura e critica cinematografica, cura rassegne dí cinema d'autore e ed è direttore di collana per alcuni editori. Come relatore partecipa a numerosi convegni e giornate di studio. Svolge opera di consulenza per Enti, Associazioni e Facoltà Universitarie. Tiene rubriche fisse per siti online e giornali cartacei con interventi critici e di pensiero. È membro del Sindacato Nazionale dei Critici Cinematografici e Presidente di Giuria del Festival del Cinema Archeologico di Agrigento. Ha curato l'edizione delle poesie complete del filosofo Aldo Braibanti ed ha pubblicato numerose opere di letteratura e saggistica critica e teorica.
Per il cinema, di lui sono usciti: Il volto della Medusa. Il cinema di Nikos Koundouros (2010); Fata Morgana. Il cinema catalano e la Scuola di Barcellona (2011); Sangue nudo. Il cinema terminale di Hisayasu Sato (2011); Messico! Cinema e rivoluzione (2011); Cronaca di una farfalla in lutto. Scritti sul Nuovo Cinema giapponese (2011); Giappone Underground. Il cinema sperimentale degli anni '60 e '70 (2011); II cinema di Michael Winner (2011);Il cinema di Don Siegel (2011 ); Prometeo in seconda persona. Il Nuovo Cinema greco (2012); Giganti e giocattoli. Il cinema di Yasuzô Masumura (2013); Il cinema di Kim Jee-Woon (2013); Francis Ford Coppola. Il romanticismo pre-digitale (2014).

formato 15 x 21 - pp. 136, € 16,00

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Alessandro Tarsia
PERCHE' LA 'NDRANGHETA?
Antropologia dei calabresi

Quando un malato è grave, come lo è la Calabria, è necessario e doveroso concentrarsi sulla sua patologia, perché parlare delle sue parti sane e belle non solo sarebbe controproducente per il malato, ma sarebbe anche fumo negli occhi a uso e consumo degli interessi arrivistici di chi scrive.
Si può credere in un futuro più roseo illudendosi che sia già in atto, o che sia già esistito in un passato recente. oppure — ed è la strada qui scelta — si può decidere di affrontare con lucidità, senza infingimenti consolatori, un'anamnesi radicale quanto dovuta. [...]
La Calabria è una regione povera, con un livello disastroso di disoccupazione, di evasione fiscale e di altri parametri. È la patria di una delle organizzazioni criminali più estese e pericolose al mondo, che registra la presenza di cosche armate ricche e violente in più continenti. Non c'è forse un rapporto tra la cultura popolare calabrese e questo tipo peculiare di mafia?

Alessandro Tarsia è nato a Siena nel 1978. Laureato in Scienze Filosofiche presso l'Università della Calabria, attualmente si occupa di Antropologia Culturale, con particolare attenzione al mondo antico e alla Magna Grecia. Ha pubblicato saggi su diverse riviste e la monografia Il pane e il fuoco. L'ergotismo nel Meridione d'Italia (Aracne, 2010).

formato 12 x 17 - pp. 240, € 11,50

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Angelo Fiore
L'INCARICO
(romanzo)

«[...] Anche qui il protagonista è un impiegato, costretto in un destino apparentemente mediocre, ma la sua vita è percorsa e attraversata da presentimenti, allarmi, allusioni, minacce, meschine passioni e oscure ma radicali utopie. Da questi stilizzati residui realistici, violentati da un impietoso grottesco monocromo, il Fiore ricava il suo clima narrativo e stilistico assolutamente tipico. I fatti che accadono nelle sue pagine hanno un duro rilievo, una risonanza secca e rapida, sgraziata, quasi un acre presagio intimidatorio e terroristico, eppure senti in essi una confusa urgenza religiosa, quasi un appello a una superiore razionalita spirituale di cui peraltro ci sfugge di continuo il segreto. Il suo è un mondo formicolante di segni smozzicati, di messaggi inascoltati e senza destinatario, di avvertimenti rabbiosi e indecifrabili. In questo libro, L'incarico, la materia narrativa e ancora più compatta e al tempo stesso ancora più ambigua. L'incarico affidato al protagonista è un'imprecisata destinazione, quasi una nuova dimensione spirituale che non sarà mai rivelata ma che circola già tra le cose come un'inquietante presenza, con la nitidezza sfuggente dei sogni che ci sembra di vivere con tutti noi stessi e che aprendo gli occhi sono già dileguati dalla memoria. Non si pensi tuttavia che il Fiore sia scrittore allusivo o di atmosfere. La sua profonda, incalzante inquietudine metafisica si incrna in figurazioni icastiche, in un'inesorabile catena di apparizioni romanzesche. Il mondo dell'ufficio, gli incontri con it sacerdote, e soprattutto il bellissimo ritornante capitolo della convivenza con la famiglia dell'amico carcerato sono raccontati con superiore evidenza; e la lettura di questi mirabili spezzoni di sequenze narrative è misteriosamente avvincente. Angelo Fiore è un forte e singolare scrittore di cui ci auguriamo che il pubblico percepisca la potente fantasia dolorosa».
Geno Pampaloni

Angelo Fiore nasce a Palermo nel 1908 e vi muore nel 1986. Assai scarse, per non dire inesistenti, le notizie sulla sua vita. E' noto, comunque, che come i suoi personaggi Fiore visse nell'inferno burocratico d'un impiego pubblico prima e poi della scuola, dove insegnava inglese; e si sussurra altresì che, rintanato per anni in qualche pensione, egli subisse le alteme tentazioni della vocazione monastica e di quella, altrettanto coerentemente pedinata e quasi programmata lucidamente, dell'alienazione e del definitivo cedimento alle inquietanti "voci" del suo inconscio. Ma nel suo peregrinare da un albergo a un ospizio egli recava con se, unico viatico, una valigia gremita solo di libri. E scriveva: è del '63 il suo tardivo esordio, sponsorizzato da Luzi e Bilenchi, coi racconti di Un caso di coscienza, ai quali seguiranno i grandi romanzi pubblicati grazie all'appassionata mediazione di Geno Pampaloni: Il supplente (1964), Il lavoratore (1967), L'incarico (1970) Domanda di prestito (1976) e L'erede del Beato (1981). Ricevera anche i premi Selezione Marzotto (1967), Savarese (1970) e Castellamare del Golfo (1981), che tuttavia non modificheranno per nulla il suo riservato e diffidente costume, asceticamente indossato fmo alla silenziosa scomparsa, alle quattro del mattino del 15 novembre 1986.

formato 15 x 21 - pp. 192, € 16,00

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Cinzia Pierangelini
VENTUNO RACCONTI

Le storie di Cinzia Pierangelini sono insolite non solo per il contenuto e lo stile, capace di spaziare in più ambiti, ma anche per l’affetto spesso ironico e divertente che l’autrice riserva ai suoi personaggi, anche nel contesto di narrazioni connotate da un certo mal di vivere. Può succedere, dunque, di finire per amare alcuni protagonisti quasi si fosse con loro condiviso un tratto di strada. Questi racconti – molti già vincitori di concorsi – rappresentano una parte del lavoro svolto nel decennio 2004-2014 e ci conducono alla scoperta delle piccole o grandi crepe che possono incrinare l’animo di ciascuno di noi. Capita così di sentirsi un giorno la sensuale Rosa affamata di sesso e un altro la sfigata controfigura del commissario Montalbano e di riuscire, una volta chiuso il libro, a sorridere maternamente di ognuna delle nostre umanissime debolezze.

Cinzia Pierangelini, docente di violino, vive a Messina. Incomincia a scrivere nel 2004 ed esordisce nel 2005 con la raccolta di racconti Dall’ultimo leggio, cui seguono i romanzi Eraclito e il muro (2006), ’A jatta (2008), Un’altra Julia (2009), Sangue garofano e cannella (2011), In principio fu il mare (2011) e i fantasy per ragazzi Draghia, con lo pseudonimo di Key Pendragon (2008), Il professor Scelestus (2009), Tatanka (2013). Suoi racconti, vincitori di premi e selezioni, sono stati pubblicati su importanti antologie e riviste letterarie. Nel 2011 vince il Premio “Gazzara” al Salone del Libro di Messina.

formato 15 x 21 - pp. 152, € 14,00

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Anna Panzera
LA LETTERATURA VOLGARE IN CALABRIA
Il lamento di Joanne Maurello

Il presente saggio si focalizza sulle remote origini, a tutt'oggi poco studiate e conosciute, della letteratura vernacolare calabrese, la quale affonda le proprie radici nel XV secolo.
Infatti, accanto alla produzione di stampo greco-latino, propria di un'epoca caratterizzata dal recupero degli studia humanitatis, la letteratura regionale si protese verso una sperimentazione senza precedenti che si tradusse nell'impiego della parlata volgare, sino a quel momento confinata al contesto della comunicazione quotidiana e alla fruizione nell'ambito del tecnicismo pragmatico-burocratico.
Tre sono stati gli autori artefici di tale rivoluzione: Antonio Sergentino Roda, Coletta e, soprattutto, Joanne Maurello. Dopo aver indagato il travagliato percorso di attecchimento della lingua volgare nella tradizione letteraria, la seconda parte del volume è interamente dedicata all'analisi del Lamento funebre in onore di don Enrico d'Aragona dello stesso Maurello, datato 1478; in particolare, la disamina dettagliata del primo capitolo della canzone permette di avere una percezione concreta della complessità e della varietà insite nella lingua impiegata dal rimatore, vero padre fondatore della letteratura in volgare calabrese.

Anna Panzera è nata nel 1989 a Melito di Porto Salvo, in provincia di Reggio Calabria. Dopo la laurea in Civiltà Letteraria dell'Italia Medievale e Moderna presso l'Università di Messina, ha intrapreso la carriera di insegnante. Per esigenze lavorative, vive tra Bova Marina e Milano.

formato 15 x 21 - pp. 152, € 17,00

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Eliana Camaioni
L'AMORETIEPIDO

(romanzo)

È meglio l’amore che scotta, o solo quello tiepido che scalda senza bruciare? Ma soprattutto: esiste una realtà univoca o tante verità quanti sono i punti di vista di chi narra? Se lo chiedono i cinque protagonisti de L’amoretiepido, romanzo che racconta l’età dei trentacinque-quarantenni all’epoca della crisi. La voce narrante che accompagna il lettore per tutto il romanzo è quella della protagonista, docente di italiano e latino “col capello troppo lungo e le idee poco ministeriali”, che viene convocata per una supplenza al liceo di Mistretta, paesino nebroideo. Rosa, reduce da “pasticci sessual-sentimentali”, ama mettersi alla prova, e decide di cogliere al volo l’opportunità della supplenza per “cambiar pelle come i serpenti”. A rompere la narrazione in prima persona, dopo i primi capitoli, provvederà un narratore onnisciente, che racconterà in parallelo le storie degli altri protagonisti, moltiplicando le facce del reale e regalando tridimensionalità e poliedricità alla vicenda. L’esplosione di una bomba carta metterà in moto gli eventi e il complesso ginepraio di rapporti umani fra i protagonisti, le cui vite andranno ad intrecciarsi con continue sovrapposizioni e colpi di scena.

Dottore di Ricerca in Filologia, docente precaria di Italiano e Latino, Eliana Camaioni è stata finalista al Premio Molino col racconto Un uomo, menzione di merito al primo Premio Letterario Terremoti di Carta con il racconto Stretto di Messina (2012) e vincitrice dello stesso premio con il racconto Senza paracadute (2013). Ha pubblicato due romanzi: Di verità non dette (2007) e Il legame dell’acqua (2009). L’amoretiepido è finalista del Premio Letterario Perseide.

formato 12 x 17 - pp. 208, € 15,00

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