Pungitopo editrice Tradizioni popolari Narrativa Poesia Teatro Saggistica Arte e archeologia Varia

......dicembre 2011

La silloge poetica Fiori di carta di Rita Fleres è stata presentata lo scorso 12 novembre di Luigi Grisolia

Sabato 12 novembre, presso la Camera di Commercio di Messina, si è svolta la presentazione della silloge poetica Fiori di carta, scritta da Rita Fleres e pubblicata da Pungitopo (pp. 136, € 11,00). La serata si è aperta con l’intervento di Anastasio Majolino, psicoterapeuta, che ha spiegato la funzione della poesia, le sue caratteristiche fondamentali e le sue componenti, rilevando come nei versi dell’autrice il messaggio sia chiaro e diretto: «La poesia di Rita Fleres ci mette in comunicazione profonda con l‘artista, con la sua vita interiore, evoca sentimenti, emozioni, ha un effetto catartico e liberatorio, effetto che probabilmente subiva la stessa Rita mentre scriveva questa silloge».
Lungo e interessante è stato l’intervento di Vittoria Gigante, docente di Lettere presso il Liceo Classico “La Farina”, intramezzato dalla lettura di alcune poesie, con grande pathos, da parte di Maria Laganà. «Mi sono appassionata – ha esordito la Gigante – a leggere la storia di tutta una vita, la vita di una persona che ha sofferto, che ha amato, che si è scontrata con la dura realtà». Cinque i nuclei fondamentali individuati.
Il primo è senza dubbio l’amore, caratterizzato dal culto della famiglia e delle figure care (come la madre e le zie): «È un patrimonio dell’anima di cui l’autrice dice e non dice, per il pudore estremo di confessare la ricchezza e la profondità di questo patrimonio interiore». Una sorta di ritorno al passato, che però rappresenta «una risorsa, un modo di definirsi e di realizzarsi in ciò che si era prima».

Cercherò / quella bambola di pezza / con gli occhi azzurri / e le treccine bionde, / nella soffitta / della mia memoria. / Si affaccia a volte, / come fosse viva / tra i miei primi ricordi/ dell’infanzia... // Io le parlavo piano / senza far rumore, / le confidavo, con complicità, / le cose di ogni giorno, / senza temere critiche o castighi. / Ascoltavo felice / le sue mute risposte / e la stringevo a me / come sorella...

(Cercherò, p. 82)

Il secondo nucleo rilevato dalla Gigante è la natura: «è guardata sotto un duplice aspetto, la natura ora nella sua solarità (natura calda, mediterranea, ricca di sapori e profumi), ora interiorizzata, con una descrizione del paesaggio che finisce per perdere dei contenuti definiti e diventa paesaggio dell’anima. C’è una continua interazione tra i due piani (realtà e surrealtà) attraverso la quale si muove tutto il nucleo tematico, creando armonia mediante delle disarmonie».

La risacca / a ponente / mormora / con dolcezza / la leggenda / di terre antiche; / racconta / sospirando / il vento / storie / non ancora / finite / di fuoco / e di pianto / nella sera / viva di stelle / quasi amiche, / umida di aromi / struggenti / e vicini.

(Stromboli, p. 43)

Il nucleo fondante dell’intera silloge è rappresentato, secondo la Gigante, dalla solitudine, definita come «motivo struggente». Una solitudine che è soprattutto paura, con un discorso che si fa più intimo: si avverte una vera e propria crisi esistenziale, che ha sconvolto e turbato l’anima della poetessa. «Scavando nel profondo di se stessa, l’autrice scopre la precarietà della vita, il discorso diventa universale, perché sono sentimenti che tutti noi abbiamo provato e si verifica quel fenomeno di cui parla Pascoli: “la poesia nasce dal fanciullino che c’è in ognuno di noi”». Questo senso di precarietà e caducità della vita viene espresso in modo forte e immediato.

Piange dolcemente / la pioggia / nella silente notte. / Le gocce minute / scivolano / piano, / sul sonno del mondo, / senza destare / gli affanni del giorno. / E tu trovi / nuove lacrime / per i tuoi occhi / stanchi / e tu trovi, / senza lottare, / la tua pace.

(La pioggia, p. 55)

Il quarto nucleo è quello della religiosità, ovvero della scoperta di Dio, della scoperta di non esser soli. «È un motivo latente – nota la Gigante – che solo alla fine diventa più esplicito e si traduce nell’accettazione di tutto ciò che la vita ha offerto, nel bene e nel male, secondo un’ottica che non è più quella umana. È il metter da parte l’Io e accettare la volontà di Dio». La religiosità si intreccia con la tematica sociale (quinto nucleo), perché, una volta trovato Dio, Rita Fleres si apre agli altri e scopre il problema sociale, le ingiustizie, il male nel mondo.

Signore / ho chiesto grazie / prima che perdono! / L’ansia delle domande / mi lacerava il cuore. / Poi d’improvviso, / nel buio fitto / dello scoramento, / una scintilla piccola / di luce / ha dato corpo / a un nuovo sentimento: / l’umiltà dolce e profonda / dell’accettazione, / come mezzo supremo / dell’offerta / e mute lacrime di gioia, / hanno lavato il cuore, / ridandomi certezza / di Tua misericordia.

(Una scintilla, p. 109)

La fame del mondo / affila i suoi denti / alla lima dell’ora / degli altri. / Le occhiaie scavate, / imploranti / le mani tese / a cercare aiuto, / le piccole membra / private di tutto / per l’avarizia / dei potenti.

(Fame, p. 62)

Nella silloge sono presenti, infine, anche alcune poesie in dialetto siciliano, mediante le quali l’autrice è più diretta, meno reticente.

Comu na latra / mi nni vinni ccà / comu na latra / nta ll’occhi / ti rubbai / lu disideriu / d’essìri cu mmia / e staiju scuntannu / la latranza mia / cu disideriu / d’essìri cu tija!

(Comu na latra, p. 122)

L’incontro si è concluso con i saluti dell’autrice, visibilmente commossa, che ha voluto ringraziare tutti per la calorosa partecipazione.

 

Scarica l'articolo in PDF

.............17 novembre 2011

<<< ritorna