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Jean
Pierre Louis Laurent Houel (ma a volte Houël - Hélène
Tuzet in La Sicile au XVIIIe Siècle vue par les voyageurs
étrangers, Strasbourg, 1955 - a volte Hoüel - catalogo
della mostra Piranèse et les français) nacque
a Rouen nel 1735. Nella sua città fu allievo di J.B. Descamps,
che era anche uno studioso della pittura fiamminga, e dell'architetto
Thibauld. A vent'anni si trasferisce a Parigi: e comincia a praticare
l'incisione avendo a compagni Le Bas, Wille e Le Mire. La sua vocazione
è il paesaggio, e vi si specializza. Ma incide anche d'après
Boucher e frequenta Casanova (quale parentela con Giacomo?) e Moreau.
La sua predilezione per i fiamminghi, dovuta anche agli insegnamenti
di Descamps, lo fa soprannominare «Van der Houel». Mette
su scuola, e gli capita la ventura di avere allievo un Blondel d'Azincourt
che lo raccomanda al marchese di Marigny. Questi gli fa ottenere,
nel 1768, un posto all'Accademia di Francia a Roma. Prima di partire,
Houel va a Chanteloup: a fare un lavoro per il duca di Choiseul.
Altra raccomandazione del duca al cavaliere d'Havrincourt, che da
Houel si faccia accompagnare nel suo viaggio a Napoli e in Sicilia.
Il cavaliere lo prende a compagno. Non conosciamo né la data
esatta del viaggio né la durata: tra il 1769 e il 1772, anno
in cui rientra a Parigi. Non sappiamo se da quel primo viaggio gli
sia venuta l'idea di fare in Sicilia un lavoro continuo ed esauriente,
quale nei quattro volumi del Voyage, o se l'incitamento
non gli sia venuto dal successo ottenuto dalle sue vedute siciliane
esposte al Salon del 1775: successo implicitamente dovuto alla sua
valentia, ma esplicitamente e principalmente alla curiosità
e all'interesse che il pubblico e la cultura francese devolvevano
in quel momento (e non è stato poi un momento, se ancora
dura) alla Sicilia. Probabilmente le due cose: Houel si era proposto
di tornare in Sicilia per un più assiduo e completo lavoro;
pubblico e personalità autorevoli gliene confermarono l'opportunità
e gliene fecero intravedere il successo. Questo secondo elemento
crediamo sia stato condizionante nel senso dell'oggettività,
dello scrupolo che possiamo dire fotografico.
Raccomandato da Watelet al conte d'Angivillers, ottiene una gratifica
reale, che la Tuzet dice ammontasse a trecento lire tornesi, per
un viaggio e soggiorno in Sicilia, a Malta e a Lipari. Gli saranno
bastate, per un soggiorno di quattro anni? E qui insorge una nostra
curiosità, che sarebbe da soddisfare se il disordine degli
archivi e la nostra poca pratica non facessero da remora: non è
possibile che Houel abbia fatto qualcosa in Sicilia ? qualche ritratto,
qualche decorazione; o venduta qualche gouache, qualche veduta ?
per integrare il suo non ricco bilancio?
Tornato a Parigi nel 1780, ad Houel resta da affrontare il più
spinoso problema: il finanziamento per la pubblicazione del Voyage.
Non trovando finanziatori, o non volendo trovarne, mette in vendita
disegni e gouache. Quarantasei furono acquistati dal re
(e si trovano, non sappiamo se tutti, al Louvre); più di
cinquecento da Caterina di Russia, tramite Grimm (e duecentosessanta
sono al museo dell'Ermitage). Così, tra il 1781 e il 1786,
vennero fuori i quattro volumi. Immane lavoro, considerando che
incise da sé («en manière de lavis»: in
sanguigna e, per gli esemplari che comportavano una suite,
anche in bistro) le duecento sessantaquattro tavole.
Aveva quarantun'anni quando venne in Sicilia per restarvi per quattro.
Questo suo lungo soggiorno ci dà alla fantasia. Come viveva,
se si era fatti degli amici, quali ambienti frequentava. Ci dà
alla fantasia, anche, un particolare che troviamo nelle Lettres
di Roland de la Platière, che lo incontrò ad Agrigento:
«Egli sta lì come domiciliato, stante la molteplicità
delle cose locali di cui si occupa; ne ha fatto il centro da cui
muove tutte le sue escursioni... Sono stato da lui ricevuto con
urbanità francese e con ospitalità agrigentina».
L'aver scelto Agrigento come luogo di residenza; i suoi molteplici
interessi alle cose locali; il suo essersi connaturato, nei modi
dell'ospitalità, all'ambiente: sono elementi che svegliano
la nostra curiosità riguardo al personaggio, che sollecitano
ad immaginare. E quel che un così lungo soggiorno in Sicilia
sarà stato nella sua vita, quanto avrà contato negli
anni che visse a Parigi, fino al 1813. Il ricordo di una grande
e bella avventura: quale realmente era stata, ma vissuta con cordialità
e simpatia, nella Sicilia anni settanta del diciottesimo secolo.
La Sicilia oscura e insicura del marchese di Villabianca, dei diari
del Villabianca: ma per questo francese di Rouen luminosa, piena
di vitalità e di bellezza.
Leonardo Sciascia
pp.
84 - 12 tav. a colori - 16 tav. in bn - € 14,00
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