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ORA D'ARIA
Tra i più luminosi e lievi florilegi poetici
apparsi lo scorso anno, dedicati ad autori tuttora nel pieno delle
loro attività poetiche, va segnalato il libretto - il diminutivo
è suggerito dall'esilità dell'edizione, più
che tascabile - dell'eccellente scrittore e pubblicista palermitano
Carmelo Pirrera, che si intitola Ora
d'aria. "La bellezza della poesia di Pirrera, ossia
la sua vitalità, sta nella sua essenza intrinseca, nella
sua perentorietà", scrive nella prefazione al libro
Bruno Rombi, anch'egli scrittore e poeta
e pubblicista, nonché occasionale collaboratore di Issimo,
la nota rivista poetica declinata da Pirrera al superlativo assoluto,
per buon garbo d'ironia. L'ironia è in Carmelo Pirrera l'urbana
creanza della sua resa sotto condizione all'inevitabile dolore della
vita e si affaccia subito, luminosamente funerea nella splendida
pagina di prosa poetica costituita dalla dedica del libro in memoria
della sorella Lina, quando il poeta, reso più edotto dagli
anni di esperienza vissuta sulle menzogne che la storia ci racconta
circa la vita degli uomini importanti, confessa alla sorella che
non crede più a questa e a quest'altra cosa: "né
credo che sei morta, anzi questa è la cosa più incredibile",
imprimendo subito una vertigine magistrale e schietta al suo amore
fraterno per Lina, in grado di vincere la morte. La ricerca della
poesia è in Carmelo Pirrera sempre una dimensione di stile
di vita. Pirrera è poeta dentro la vita e per la vita, la
sua poesia serve a collocarci, con qualche merito di dignità
in più, nell'aiuola che ci rende feroci, per dirla con Dante:
grande osservatore dei vizi e delle virtù dell'uomo, Pirrera
ha amato esclusivamente la donna, di cui sembra di capire che sia
stato un fan entusiasta fin dai tempi del servizio militare, con
i successivi esercizi d'applicazione che l'arte impone, anche a
livello scrittorio. Eppure, i suoi pomeriggi domenicali degli anni
Settanta, sono filati lisci e solitari, come un sibilo sulla neve
di Gustavo Thòeni in Val Gardena. Ma la funzione magistrale
del poeta consiste nel non sapersi arrendere mai allo stupore che
ci colpisce per la nostra totale incapacità di concludere
il resto di niente nel corso dell'intera vita, come ci dice in versi:
"Saggi e sapienti, uomini d'ingegno, / parlarono di stelle,
di pianeti, / indagarono / persino le ragioni del mare. Discussero
di Dio con competenza / poi caddero nel sonno / come ognuno".
La poesia di Carmelo Pirrera è orientata a rappresentare
la vanità effimera della vita e l'irreparabile scialo di
occasioni imperfette che si manifestano come tangenti fulminee di
fuga dall'assedio asfissiante della quotidianità ovvero da
ogni forma di alienazione patita come prigione disumanizzante. Pirrera
si esprime con la limpidezza e l'essenzialità più
scarne, senza festoni ornamentali e senza ingombranti apparati letterari
di memorie citazionali. La sua poesia è sempre un raggio
laser che perfora il diafano e l'amorfo della materia inerte per
bucare la corazza di immobilismo e di supina accettazione che ci
costringe, verso una visione puntiforme, istantanea e fugace di
luce e di riscatto. Pirrera è poeta profondamente drammatico,
nel senso classico del termine: svolge un'azione che si conclude
nel significato amaro di un'acquisita consapevolezza, ma l'elemento
di valore del poeta sta nel non cedere mai alla lamentazione, al
pianto, al pavido rincrescimento per l'azione erosiva del tempo.
In lui, la risposta ironica funziona come la sfida e l'atto eroico:
è una conferma della tempra del lottatore umano, che conosce
bene la limitatezza della sua azione e che non rinuncia in nulla
ad interpretarla fino in fondo. Queste caratteristiche fanno di
Carmelo Pirrera una delle voci più battagliere e significative
della poesia italiana contemporanea.
Sandro Gros-Pietro
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