Pungitopo editrice Tradizioni popolari Narrativa Poesia Teatro Saggistica Arte e archeologia Varia
VERNICE n.44 Anno XVII


ORA D'ARIA

Tra i più luminosi e lievi florilegi poetici apparsi lo scorso anno, dedicati ad autori tuttora nel pieno delle loro attività poetiche, va segnalato il libretto - il diminutivo è suggerito dall'esilità dell'edizione, più che tascabile - dell'eccellente scrittore e pubblicista palermitano Carmelo Pirrera, che si intitola Ora d'aria. "La bellezza della poesia di Pirrera, ossia la sua vitalità, sta nella sua essenza intrinseca, nella sua perentorietà", scrive nella prefazione al libro Bruno Rombi, anch'egli scrittore e poeta e pubblicista, nonché occasionale collaboratore di Issimo, la nota rivista poetica declinata da Pirrera al superlativo assoluto, per buon garbo d'ironia. L'ironia è in Carmelo Pirrera l'urbana creanza della sua resa sotto condizione all'inevitabile dolore della vita e si affaccia subito, luminosamente funerea nella splendida pagina di prosa poetica costituita dalla dedica del libro in memoria della sorella Lina, quando il poeta, reso più edotto dagli anni di esperienza vissuta sulle menzogne che la storia ci racconta circa la vita degli uomini importanti, confessa alla sorella che non crede più a questa e a quest'altra cosa: "né credo che sei morta, anzi questa è la cosa più incredibile", imprimendo subito una vertigine magistrale e schietta al suo amore fraterno per Lina, in grado di vincere la morte. La ricerca della poesia è in Carmelo Pirrera sempre una dimensione di stile di vita. Pirrera è poeta dentro la vita e per la vita, la sua poesia serve a collocarci, con qualche merito di dignità in più, nell'aiuola che ci rende feroci, per dirla con Dante: grande osservatore dei vizi e delle virtù dell'uomo, Pirrera ha amato esclusivamente la donna, di cui sembra di capire che sia stato un fan entusiasta fin dai tempi del servizio militare, con i successivi esercizi d'applicazione che l'arte impone, anche a livello scrittorio. Eppure, i suoi pomeriggi domenicali degli anni Settanta, sono filati lisci e solitari, come un sibilo sulla neve di Gustavo Thòeni in Val Gardena. Ma la funzione magistrale del poeta consiste nel non sapersi arrendere mai allo stupore che ci colpisce per la nostra totale incapacità di concludere il resto di niente nel corso dell'intera vita, come ci dice in versi: "Saggi e sapienti, uomini d'ingegno, / parlarono di stelle, di pianeti, / indagarono / persino le ragioni del mare. Discussero di Dio con competenza / poi caddero nel sonno / come ognuno".
La poesia di Carmelo Pirrera è orientata a rappresentare la vanità effimera della vita e l'irreparabile scialo di occasioni imperfette che si manifestano come tangenti fulminee di fuga dall'assedio asfissiante della quotidianità ovvero da ogni forma di alienazione patita come prigione disumanizzante. Pirrera si esprime con la limpidezza e l'essenzialità più scarne, senza festoni ornamentali e senza ingombranti apparati letterari di memorie citazionali. La sua poesia è sempre un raggio laser che perfora il diafano e l'amorfo della materia inerte per bucare la corazza di immobilismo e di supina accettazione che ci costringe, verso una visione puntiforme, istantanea e fugace di luce e di riscatto. Pirrera è poeta profondamente drammatico, nel senso classico del termine: svolge un'azione che si conclude nel significato amaro di un'acquisita consapevolezza, ma l'elemento di valore del poeta sta nel non cedere mai alla lamentazione, al pianto, al pavido rincrescimento per l'azione erosiva del tempo. In lui, la risposta ironica funziona come la sfida e l'atto eroico: è una conferma della tempra del lottatore umano, che conosce bene la limitatezza della sua azione e che non rinuncia in nulla ad interpretarla fino in fondo. Queste caratteristiche fanno di Carmelo Pirrera una delle voci più battagliere e significative della poesia italiana contemporanea.

Sandro Gros-Pietro

<<< ritorna