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TEATRO VIAGGIANTE
UNA PROSA SURREALISTA. «Teatro Viaggiante» il nuovo libro di Giovanni Torres La Torre

Un mondo sospeso tra il sonno e la veglia

L'ultima fatica di Giovanni Torres La Torre,'Teatro Viaggiante", (Pungitopo, pp.148. € 15,00), come il mesto della produzione dell'autore nebroidea, sembra essere attraversata dalla consapevolezza dell'infinita complessità dell'universo che si configura come un labirinto inestricabile, come un gioco di ombre che sfugge ad ogni possibilità conoscitiva razionale. Nonostante la coscienza della vanità della ricerca del senso ultimo delle cose. rimane forte la fiducia nel valore magico-sacrale della letteratura e del libro, al quale il nostro autore, al pari dello scrittore argentino Borges, uno dei maestri indiscussi del Novecento, sembra conferire il valore di una delle infinite soluzioni combinatorie dei segni grafici.
Come nella precedente opera "Con patir di cuore", che costituisce un'espansione del 'Teatro viaggiante", di fatto anteriore nel processo di elaborazione artistica, l'ambientazione è sospesa tra realtà e soglia. La cittadina mitologica siciliana Nisia, sui Monti Nebrodi, rappresenta lo sfondo in cui si trova ad operare la compagnia di attori guidata da Cappellaccio, un eccentrico regista teatrale che esercita un fascino singolare stilla nobildonna donna Darton che, accantonando il riserbo dovuto alla sua natura ed alla vedovanza, si presta a svolgere il ruolo di mecenate.
Il variegato mondo di personaggi dai nomi parlanti che popola il borgo come Farmacopola farmacista e semiologo, Florindo Ganearius Nescionomen, l'oste o il Maestro Pennello visionario pittore del sottosuolo costituisce un coro di voci che si unisce a quella di sottofondo che proviene dalle corde più segrete del subconscio. Nei frequenti automatismi, nel libero fluire delle parole e delle immagini, senza clic esse passino per il filtro dell'organizzazione razionale
di senso, è evidente la lezione del Surrealismo e del suo teorico André Breton.
Nonostante il tragico epilogo, che sembra proclamare l'impossibilità di storie a lieto fine, quella che è inattaccabile è la convinzione della facoltà propria dell'artista di creare una sintesi tra la percezione del mondo oggettivo e la soggettività della percezione, in modo tale da raggiungere una "surrealtà", farinata da elementi interni ed esterni, dal sogno e dalla veglia. Le spinte centripete e quelle centrifughe che si dipartono dal nucleo centrale della trama, coinvolgendo il lettore in una narrazione vertiginosa e dalla volontà affabulatoria al punto da lasciarlo in balia del nonsenso, vengono rese con un linguaggio che, declinatoal livello esponenziale delle sue potenzialità espressive, assume una varietà di sfumature tonali nonché un'alternanza di registri che concorrono a dipingere scenari onirici e multiprospettici.

Carla Biscuso

La Sicilia 12 gennaio 2010

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CON PATIR DI CUORE

Quando l’appetito vien …leggendo

Resoconto della serata letteraria “il libro nel piatto” del 30 a La Dispensa di Mirto.

Sulla pedana e tra i tavoli de La Dispensa di Mirto – paesetto arroccato sui Monti Nebrodi, sulla cui storia c’è molto da scrivere – è “andata in scena” una serata surrealista.
Al tramonto sciamano per il paese, tra i vicoli del centro storico, gruppi di visitatori, ad ammirare i balconi infiorati, le facciate delle case in pietra viva, le bellezze di certi portali, i prospetti delle chiese.
Alle 21 ( un trenta marzo di scirocco, prime avvisaglie di primavera) dal palchetto de La Dispensa si odono le voci recitanti delle professoresse Sara Belviso e Franca Sinagra, impegnate nel tracciare un percorso di lettura del romanzo erotico “Con patir di cuore”, dello scrittore Giovanni Torres La Torre. I “visitatori” siedono già accomodati ai tavoli imbanditi, con fave a coniglio per primo piatto ( poi la trippa a tre cotte, su ricetta della antica Taverna del Bravasco ), e boccali di vino “Donna Darton”.
Chi ha letto i libri di Torres, rintraccia con facilità luoghi (la taverna) e nomi (Darton) dei racconti sempre fantastici dello scrittore. I commensali più accorti ne subiscono il fascino ascoltando senza sillabare la lettura dei brani da parte delle due madrine della serata, poi arriva l’incanto della stupefacente recita di Donatella Ingrillì, impegnata nell’interpretazione come una voce nella cavea di un teatro greco, con professionalità sacrale.
Tra letture e portate, le belle musiche e i canti siciliani per fisarmonica, flauto e chitarra, l’ intensità aizzata dai boccali del “Donna Darton” e il coinvolgimento salgono di tono, fino a sfiorare il visibilio quando l’autore stesso legge alcuni brani e poi, abbandonato il microfono si avvinghia ad una nobildonna che, sul palco ha assistito attonita alla messa in scena delle sue passioni amorose: è Donna Darton, le cui fattezze, però, non sono altre che quelle di un manichino, in bella mostra, che sfoggia un abito da sera dell’ atelier di Tiziana Alemanni, in seta rosso sangue, con strascico, collo a scialle, decollete, giacca fiorita con manica al gomito.

Dalle finestre, al di sopra della pedana-palchetto, della vecchia cantina a pietra, intanto con volti ammiccanti le nobildonne Laura delle Ninfe e la Darton si lanciano sguardi di tacita intesa maliziosa, evocate dal pennello concupiscente di Torres, nei toni caldi del rosso.
Una performance esilarante, e, come si vuole a teatro, tra finzione e realtà. Ed anche nel ballo, come nella scrittura, movenze, gesti, accenti e parole alludono all’erotismo velato del surrealismo di cui Breton fu il teorico, col suo “primo manifesto” del 1929 e poi con la presentazione in catalogo della sua Esposizione internazionale del Surrealismo di Parigi (1959-60), con la quale mise a punto la teoria sull’erotismo nelle forme dell’arte rivoluzionaria.

Franca Sinagra Brisca

Capo d’Orlando, 31 / 03 /2009. Pubblicato in “cultura e spettacolo” da www.ulissenews.org il 31/03/2009.

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Accattivante racconto ambientato in un luogo fermo in un tempo incantato

Svetta sulla striscia di terra che va da Cefalù a Capo d'Orlando il castello di Caronia. Dalle sue terrazze lo sguardo si perde nell'«immensa pittura azzurra» del mare. I boschi, con le foglie «maculate di ruggine e oro» risuonano di voci antiche, mentre da una delle finestre sembra affacciarsi il geografo Edrisi. In questo luogo fermo in un tempo incantato e avvolto dalle musiche di Olivier Messiaen, Giovanni Torres La Torre ambienta Con patir di cuore, racconto tramato di echi culturali, citazioni dotte, inflessioni ironiche e pensose, dove i libri escono dagli scaffali per vivere una loro esistenza autonoma, prepotentemente libera e avventurosa.
Il respiro cosmico e l'umore della terra si fondono nel sapiente gioco delle parole distillate e preziose alle quali l'autore affida non solo il compito di nominare le cose, ma anche un impulso generoso verso la costruzione delle scene e degli episodi. E sono fondali e, in filigrana, azioni che si intrecciano chiamando figure scomparse, storie svanite nei secoli, remuiscenze sopite. Tutto in una struttura che vuole illustrare, descrivere tenendo tuttavia costante il filo della favola. Il lettore segue le peripezie delle citazioni, dei rimandi libreschi, delle discussioni accademiche così come si può seguire con attenzione una vicenda romanzesca.
In questa fitta e mormorante rete di nomi e opere si muovono Cappellaccio, stralunato regista teatrale, e la vedova Donna Darton, «irradiata da nuova luce smeraldina», che, rispondendo al pressante invito di Laura delle Ninfe, attraversando i labirintici chiaroscuri dell'allibito maniero.
Le trascoloranti figure, del paesaggio di Lucio Piccolo, gli intarsi barocchi di Retablo di Vincenzo Consolo e le «grandi linee universali del pastiche linguistico di Antonio Pizzuto fanno lievitare la pagina a più livelli di Torres La Torre. Sensibile nel cogliere i più sfumati colori della natura e le sue esplosioni clamorose, l'autore costruisce un mondo visitato dalle «infinite forme del bello» e oscillante fra un presente frantumato, e ampi spazi del passato che si creano anche da un semplice particolare, concorrendo a suscitare il «misterioso pentagramma» di una realtà stravolta e sognante.

Giuseppe Amoroso

"Gazzetta del Sud", 11 dicembre 2008.

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