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I Nuovi taschinabili in formato 8,5 x 12
Antonia Pozzi
LE MONTAGNE, poesie 1933-1937
Le montagne (tema che ha guidato nuovamente la nostra scelta, dopo la pubblicazione di Acqua alpina, sue poesie del 1927-1933 di stessa ispirazione) sono state per la Pozzi lo scenario privilegiato nel quale riporre le note salienti del suo alto lavoro poetico. Ispirate e scritte dal 1933 al 1937 prevalentemente a Pasturo, sua sede prediletta, le sue pagine sono segnate da una cadenza temporale talmente assidua, da conferire ai singoli componimenti un andamento diaristico straordinariamente intimo.
Antonia Pozzi (Milano, 1912-1938), figlia di un importante avvocato milanese e della contessa l.ina Lavagna Sangiuliani, scrive le prime poesie ancora adolescente. Studia nel liceo classico Manzoni di Milano, e nel 1930 si iscrive alla facoltà di filologia dell'Università statale, frequentando coetanei quali Vittorio Sereni. Enzo Paci, Luciano Anceschi. Remo Cantoni, e segue le lezioni del germanista Vincenzo Errante e del docente di estetica Antonio Banfi, col quale si laurea nel 1935. Coltiva, tra i suoi tanti interessi culturali, la fotografia: progetta un romanzo storico sulla Lombardia; studia il tedesco. il francese e l'inglese; viaggia in Italia, in Francia, Austria, Germania e Inghilterra, ma il suo luogo prediletto è la settecentesca villa di famiglia a Pasturo, in provincia di Lecco, dove si trova la sua biblioteca e dove studia e scrive. Quando le leggi razziali del 1938 colpirono alcuni dei suoi amici più cari, prima di togliersi la vita nel prato antistante l'abbazia di Chiaravalle, scrisse a Sereni «forse l'età delle parole é finita per sempre».
pp. 80, € 6,00
Antonia Pozzi
POESIE D'AMORE
Da una stagione poetica molto breve (la Pozzi muore suicida ad appena 26 anni) ma altrettanto ricca ed intensa, abbiamo scelto le sue poesie d’amore.
Antonia Pozzi (Milano, 1912-1938), figlia di un importante avvocato milanese e della contessa Lina Cavagna Sangiuliani, scrive le prime poesie ancora adolescente. Studia nel liceo classico Manzoni di Milano, e nel 1930 si iscrive alla facoltà di filologia dell’Università statale, frequentando coetanei quali Vittorio Sereni, Enzo Paci, Luciano Anceschi, Remo Cantoni, e segue le lezioni del germanista Vincenzo Errante e del docente di estetica Antonio Banfi, col quale si laurea nel 1935. Coltiva, tra i suoi tanti interessi culturali, la fotografia; progetta un romanzo storico sulla Lombardia; studia il tedesco, il francese e l’inglese; viaggia in Italia, in Francia, Austria, Germania e Inghilterra, ma il suo luogo prediletto è la settecentesca villa di famiglia a Pasturo, in provincia di Lecco, dove si trova la sua biblioteca e dove studia e scrive. Quando le leggi razziali del 1938 colpirono alcuni dei suoi amici più cari, prima di togliersi la vita nel prato antistante l’abbazia di Chiaravalle, scrisse a Sereni «forse l’età delle parole è finita per sempre».
pp. 88, € 6,00
Cesare Pavese
CASA AL MARE e altri racconti
Pavese e il mare.
Un mare remoto e slavato, che ancor oggi vaneggia dietro ogni mia malinconia.
Al di là delle gialle colline c'è il mare, al di là delle nubi. Ma giornate tremende di colline ondeggianti e crepitanti nel cielo si frammettono prima del mare.
Cesare Pavese (Santo Stefano Belbo 1908 - Torino 1950).
pp. 72, € 6,00
Cesare Pavese
SOGNI AL CAMPO e altri racconti
Nella storia della nostra letteratura Cesare Pavese può venire avvicinato [...] alla famiglia di quegli spiriti inquieti e religiosi i quali, proprio per non aver risolto in alcun modo i loro problemi, li hanno più degli altri sofferti e comunicati.
Geno Pampaloni
Cesare Pavese (Santo Stefano Belbo 1908 - Torino 1950).
pp. 88, € 6,00
Maria Savi Lopez
LE SIRENE E IL NUOTATORE
«Fin da secoli lontani apparvero sulla spuma delle onde, fra la solitudine o sulle spiagge ridenti, le figlie del mare, colle chiome d'oro o verdi come lo smeraldo, cogli occhi lucenti, colle ale bianche e la voce armoniosa, che prometteva ogni felicità ai marinai affascinati». Perfide, belle, ammaliatrici figlie del mare, le sirene atterrirono i marinai di tutti i mari. Chiamate dai Tedeschi Meerfrau, dai Danesi Moremund, dagl'Islandesi Margyr, dai Bretoni Marie Morgan, dagli Olandesi Zee-wjf, dagli Svedesi Sjotzold, dagli Anglosassoni Merewif, dagli Irlandesi Merrow, dagl'Islandesi Haff-fru, Xanas nelle Asturie.
«La bella leggenda marinaresca di Cola o Nicola Pesce, della quale si conserva ancora viva memoria sulle nostre spiagge meridionali, fu detta di origine italiana; ma oso quasi affermare che invece la sua origine è molto lontana da noi, come avviene così spesso quando troviamo diffusa in mezzo al popolo ed in paesi diversi la stessa leggenda, la stessa novella popolare con molte varianti.»
M. Savi-Lopez
Maria Savi Lopez (Napoli, 1846-1940) musicista, poetessa, insegnante, ma soprattutto studiosa di folklore e di leggende e tradizioni popolari. La sua amplissima produzione fu legata al tema del viaggio immaginario e ai libri per l'infanzia.
pp. 88, € 6,00
CIURI D'AMURI
Fiori siciliani
«Dal punto di vista della struttura i canti popolari si manifestano in svariate forme che assumono le denominazioni di Canzuni, Ciuri, Arii, Diesilli, Orazioni, Storii, Ninni, Nnimini. [...] Il canto a ciuri è uno stornello a due o tre versi; anche in questo caso, per lo più, il tema del componimento è d'amore, ma spesso il canto a ciuri viene utilizzato in canti carnascialeschi. [...] Ogni strofa è solitamente composta da tre versi: il primo verso è un quinario, e generalmente contiene l'invocazione ad un fiore; gli altri due sono endecasillabi, di cui il primo è in consonanza ed il secondo in rima col verso d'apertura. In genere questo tipo di componimento viene accompagnato da musica o cantato. [...]
Le cotogne rappresentano amarezze, disinganni [...] dispiaceri amarissimi. Cutugnu, mela cotogna, figuratamente amarezza, interno od occulto rammarico, dispiacere. Nell'antica Grecia la mela cotogna era invece simbolo di fecondità e la si dava da mangiare alla promessa sposa prima di venir chiusa insieme al marito».
(Raffaele Messina, Musica, canto e poesia popolare in Sicilia)
pp. 72, € 6,00
Nino Savarese
MEMORIE INUTILI E CONGEDI
Come Allegorie e pensieri, già riproposto in questa collana, Memorie inutili e Congedi proviene dalla sistemazione degli scritti di Savarese operata da Falqui nel 1962 (Goccia sulla pietra e altre operette, Sciascia 1962), seguendo una selezione operata dallo stesso scrittore. Il libretto, pubblicato nel 1937 (anno in cui un grande intenditore come Gargiulo aveva individuato la qualità del precedente I fatti di Petra), fu recensito dal giovane ma già infallibile Gianfranco Contini, che con sicurezza coglieva («implacabile unicità di accento» di quella «fermezza assorta di disegno infantile»: Savarese raggiunge una equidistanza («di commozione o non commozione») dalle cose che è la cifra stilistica di una «vita tutta incapsulata in morte: e quella possibilità di fare un gesto, sporgere una mano, mandare un grido, senza distruggere o alterare niente». Questi movimenti si offrono qui al lettore che cerca un'emozione non divertita né consolatoria.
Nino Savarese (Enna, 1882 - Roma, 1945) è stato un romanziere di fama nazionale, e uno dei principali scrittori che, durante il ventennio fascista, interpretò la realtà con una prosa rondesca e in chiave lirica. Fra i suoi numerosi romanzi: L'altipiano (1915), Ricordi di strada (1922), Gatteria (1925), Malagigi (1929), Storia di un brigante (1931), Rossomanno (1935), I fatti di Petra (1937). Nel 1940 pubblicò Cose d'Italia, (raccolta di articoli giornalistici), e nel 1945 Cronachetta siciliana dell'estate 1943 (diario dello sbarco in Sicilia delle truppe americane).
pp. 88, € 600
Francis Marion Crawford
LA CUCCETTA SUPERIORE
The Upper Berth (1886) è, nel genere "horror", insieme a Uomo a mare (già pubblicato in questa collana) uno dei più bei racconti del terrore e del terrore-marinaro dell'Ottocento.
Francis Marion Crawford (Forte del Marmi 1854 - Sorrento 1909), fu poliglotta, studioso di filosofie orientali, uomo di mare e scrittore. Ricordiamo i romanzi Mr. Isaac (1882), Dr. Claudius (1883), Roman Singer (1884), La strega di Praga e The Novel (1893), The White Sister (1909).
pp. 64, € 6,00
Carlo Porta
LA NINETTA DEL VERZEE
premessa di Giuseppe Faso
La Ninetta del Verzee (1814), sfogo risentito ma non patetico di una giovane popolana ridotta a fare la prostituta, è ora considerato il capolavoro di Porta, ma ha fatto fatica a superare le barriere di una serie di censure di volta in volta commisurate ai tempi delle nostre ipocrisie morali e sociali. Proprio queste censure ce la restituiscono oggi come una inesaurita novità, dettata da un'urgenza comunicativa e un rigore stilistico senza pari. Il testo di Porta, con la sua «lucidità spietata e dolente» (Arbasino), è rimasto estraneo alla costruzione di una Milano capitale morale e poi a quella, più recente e catastrofica, di una Milano da bere. Per questo esso va rivisitato oggi, in una Milano ferita: per riascoltare la voce di ferite originarie non sanate e perciò presenti a chi non scambia l'esperienza con la monetina dell'attualità.
Carlo Porta (Milano. 1775-1821) è il maggior narratore italiano in versi degli ultimi due secoli. Di formazione illuministica. colse l'ipocrisia e la bigotteria della società contemporanea e partecipò al più significativo rinnovamento della nostra cultura, nella Milano dei primi vent'anni dell'ottocento, letto e amato da Stendhal, Grossi, Berchet, Visconti e soprattutto Manzoni. Di quella Milano Porta colse la ricchezza civile e la tensione morale, e ne seppe sfruttare la duttilità e la teatralità comica del dialetto, la cui dignità formale gli permise di dar voce a rivendicazioni di dignità umana rimaste fino ad allora senza ascolto. Tra i risultati più straordinari, / desgrazzi de Giovannin Bongee (1812), Olter desgrazzi de Giovannin Bongee (1814). El lament del Marchionn di gamb avert (1816), tutte storie in prima persona di «genti meccaniche e di piccol affare».
pp. 104, € 6,00
Paolo Lingueglia
PICCOLO CABOTAGGIO e altri racconti marinareschi
«L'uomo ama il mare perchè è infinito, perchè sono infiniti tutt'e due, son fatti per intendersi. [...] Ma non amo il mare dei grandi porti, limaccioso e riboccante di fetidi detriti, non il mare delle stazioni balnearie, ove la folla frivola o corrotta che vi si affolla, è incapace di comprendere la poesia delle burrasche e delle bonacce, dei sussurri e dei muggiti, no; invece amo, e tanto tanto, il mare infinito, profondo, frastagliamenti delle coste dove gorgoglia con note stranamente musicali, il vecchio mare.[...] Ma questi sono pensieri e sentimenti solenni, da giorni di festa, che non si possono perciò adoperare tutti i tempi e in tutti i luoghi; ci sono in mare e in riva ad esso altri spettacoli, si sentono tante voci che dilettano colla loro freschezza, colla loro spontaneità. Anime di pescatori temprate alla vita di bordo, semplici come di ragazzi, rozze ma sane; fisonomie abbronzate e pur belle di capitani, di nostromi, di mozzi, tutto un popolo poco ciarliero, poco espansivo, dal tratto risoluto e secco, come solo, tra parentesi, voi trovate nei suoi villaggi, ma che viceversa trovereste in tutte le quattro parti della terra e in tutti i mari. Costoro sono figli del mare, e l'amore che questo ispira comprende anch'essi».
Paolo Lingueglia nacque nel 1869 a San Lorenzo al Mare, in provincia di Imperia. Trascorse nel paese la sua infanzia e, a seguito della scelta religiosa (fu sacerdote salesiano), lasciò il borgo, e per trentun anni diresse istituti educativi (Ferrara, Parma, Alassio, Faenza, La Spezia).
Scrittore sensibile e di vasta cultura, conosciuto e lodato da Benedetto Croce, scrisse e pubblicò diversi testi a carattere religioso, ma anche tanti racconti (qui una selezione dei Racconti marinareschi pubblicati nel 1909), ispirati alla vita del suo paese di mare. Mori a Parma nel 1934.
pp. 104, € 6,00
Rosa Luxenburg
SONJUSCKA MIO PASSEROTTO
SONJUSCKA MIO PASSEROTTO
Qui si ricorda, testimoniata da Vanni Ronsisvalle, Karl Kraus, Bertold Brecht, Ignazio Silone, Dacia Maraini, Paul Celan, Antonio Prete, Hannah Arendt e Bianca Navarria, una lettera di Rosa Luxemburg che non va dimenticata, pre-testo per documentare un fatto, una storia della Storia che, spogliata dell'occasionalità delle celebrazioni, è bene che rimanga nostra: l'eccidio di una vittima così tragicamente immolata agli ismi del Novecento.
Rosa Luxemburg (Zamok, 1871- Berlino, 1919), filosofa, economista, politica e rivoluzionaria polacca naturalizzata tedesca, fu teorica del socialismo rivoluzionario in Germania. Esponente di spicco del Partito Socialdemocratico Tedesco, in seguito si contrappose alle più moderate posizioni riformiste e fondò con Karl Liebknecht la Lega di Spartaco. Insieme presero parte alla "Rivolta di gennaio" del 1919, e alla Sollevazione spartachista soffocata nella violenza dai Freikorps, gruppi paramilitari agli ordini del governo socialdemocratico, che li rapirono e li assassinarono.
pp. 80, € 6,00