Vorremmo
poter dire anche noi che "la guerra tra l'Italia del
Nord e l'Italia del Sud non si farà", se Andrea
Genovese non ce l'avesse già raccontata, con una lucidità
che stupisce il lettore di questo romanzo...
Colpisce e sorprende la scrittura ricca, densa, pastosa. Per
chi ne conosce la poesia, i lavori teatrali in francese, e
soprattutto la trilogia romanzesca pubblicata di recente,
solo l'Italietta letteraria europapista può ancora
ignorare che Genovese è uno dei grandi scrittori italiani
del nostro tempo.
In questa
raccolta di liriche Elena Saviano sa prendere per mano, lasciare
che il brutto e il sublime del mondo si trasformino in armonia
(è delirio il caos o è delirio l'ordine?), armonia
di versi che in un grande abbraccio alla natura racchiudono
l'essenza di vite umane sempre diverse eppure uguali, unite
nel desiderio, mai spento, dii amore. Attimi dove ogni realtà
si dilegua per lasciar vivere il canto che il cuore umano
non smette mai di cantare: di dare amore, di chiedere amore.
(Rita Cedrini)
Il
laboratorio di scrittura all'interno del quale è stata
sviluppata l'esperienza e sono stati prodotti gli scritti
raccolti in questo volume, si è svolto nell'ambito
di un corso di formazione sull'auto-mutuo-aiuto organizzato
dal Dipartimento di Salute Mentale dell'Azienda Sanitaria
di Messina, per rispondere alla richiesta dell'Associazione
"Amici per caso". Hanno partecipato al gruppo, guidato
dalla scrittrice Patrizia Rigoni, operatori ed utenti del
DSM, che hanno liberamente dato voce alle proprie emozioni...
Vorremmo che le parole di questa raccolta non servano per
sapere, ma servano per sentire, per pensare. Siano occasioni
di quel contatto emotivo che ci permette di percorrere le
tappe che dal grido della voce portano alla visione della
parola, che contiene scambio affettivo, emozione condivisa,
che genera identità per chi crede nel potere di trasformazione
delle idee.
Non sappiamo
se, per assonanze o costrutti, che riportano a tanta poesia
italiana ormai classica, il poetare di Statello stupisce per
rare scelte lessicali, così aderenti e sapientemente
impiegate, ricercate a tal punto da risultare talvolta oscure,
da lasciare un'indistinta sorpresa, specie se si accosta la
sua poesia al suo giovane ma travagliato viaggio di uomo.
Risulta un paesaggio umano semplice ma impreziosito nella
sua naiveté da uno stile consapevole e musicalmente
maturo.
L'avverarsi di un avvenimento sollecita il ricordo della recente
lettura di un romanzo. L'avvenimento è la morte di Leonardo
Sciascia, il romanzo è Il cavaliere e la morte,
dello stesso Sciascia. La ricostruzione dei fatti, ai margini
di un funerale, assume il valore di una cronaca letterariamente
annunciata. Ma ci sono, in questa cronaca, particolari che inducono
a riflessioni del tutto originali sulla fin troppo scontata
personalità culturale e morale di Leonardo Sciascia.
In tal senso, questo racconto lascia come il desiderio, o il
bisogno, di una più completa considerazione dell'opera
e del pensiero dello scrittore scomparso. E bastano, appunto,
poche pagine per provocare l'accertamento di una verità
più vera nei confronti dell'autore più vero di
questo scorcio di secolo.
Nella mitologica città siciliana di Nisia, arroccata
sui monti Nebrodi, giuge il semiasse del Teatro viaggiante,
guidato da un visionario regista teatrale di nome Cappellaccio.
Sulle ali del vento, nelle lontananze, era giunta voce che qui,
per generosità della mecenate donna Darton, avevano trovato
confortevole asilo fuggiaschi e perseguitati di quel tempo di
barbarie.
Il segno, l'amore e la bellezza del creato, fanno da cornice
al tragico epilogo della storia che si dipana tra finzione e
realtà, e assieme ai misteri del castello della nobildonna
disegna un labirinto di allucinanti fantasticherie letterarie.
Le pagine
di questo diario delineano “l’autentico ritratto
di una figura umana tracciato senza fronde retoriche e senza
aloni da romanticismo degenere, ma attraverso una narrativa
che incastona personaggi e fatti in un realismo asciutto e
forte. Una lettura agile, continua, pacata, avvincente, […]
in una prosa fluida e colorita di spontaneo fervore”.
Ne emerge la figura di giovane messinese che con rigorosa
onestà intellettuale conquista, non senza i sacrifici
che gli anni ’50 imponevano, la sua dimensione di uomo
e di medico, partecipando attivamente alla vita sociale e
politica della Messina di quegli anni. Figura, quella di Giovanni
Giuffrida, che “si staglia luminosa per l’inestimabile
patrimonio di valori e di ideali di assoluta nobiltà
che ci consegna, e che dobbiamo mettere a frutto nel nostro
quotidiano operare, conservandone integra la portata”.
L'ambientazione
isolana e provinciale, più marcata in queste novelle,
assume una dimensione propria del decadentismo, in cui certamente
si possono inscrivere queste pagine, belle per la loro raffinata
e misurata cifra stilistica novecentesca, e per quella malinconica
dimensione umana senza tempo che le ispira.
(...)
Questo libro può - e forse vuole, nell'ambizione inespressa
dell'Autore - essere un invito e un'attestazione documentale:
la Sicilia, le sue Città, la sua campagna, i suoi monumenti,
tutti, la sua incantevole natura, sono, possono, debbono essere
ancor oggi méta di visite di italiani e stranieri,
intellettuali e incolti, ricchi e poveri, accomunati dal desiderio
di conoscere, attraverso le sue vestigia e le sue fantastiche
bellezze naturali, la centralità di una regione, una
regione d'Europa, una regione del mondo, la quale, davvero,
ha fatto nei secoli, e anche nei millenni, la storia dell'umanità.(...)
La sua
figura e la sua opera, come risulta da questo volume, non
ridisegna la storia del Movimento, ma certamente la arricchisce
e la completa. Cogliendo le istanze proprie del Futurismo
e rifondendole col lirismo tardo-crepuscolare iniziale, l'aeropoeta
futurista Gerbino pubblicherà poesie (Telegrafo
e telefono dell'anima, 1926), una commedia (La congiura
dei passeri, 1927), un romanzo (Barbara la dattilografa,
1929). Nel ripubblicare l'opera completa emerge, specie nel
ricco epistolario che la conclude, il legame letterario ed
umano con tutti i maggiori esponenti del Futurismo (...)
La bellezza
della poesia di Pirrera, ossia la sua vitalità, sta
nella sua essenza intrinseca, nella sua perentorietà.
Il che ci induce, leggendola, a riflettere, a meditare.
Circola in tutta la raccolta, grazie allo stile secco, quasi
lapidario, una sorta di simbolismo franco-siculo, nel senso
che Pirrera adatta ai canoni del simbolismo francese la sua
passione mediterranea, ricavandone sempre un piglio poetico
forte, deciso, che gli fa esprimere la sua sofferenza, il
suo sconforto, con la caparbietà di chi non s'arrende
nemmeno nella sconfitta, e tanto meno al dolore.
Sono qui
raccolte voci di donne migranti in Italia, che raccontano
segmenti della loro esistenza. Nei loro racconti ci ritroviamo
al di fuori di ogni definizione che gli stati intendono proporre,
non più spettatori di “altri-diversi-estranei-stranieri-extracomunitari”,
ma coprotagonisti di storie essenziali, compagni di uno stesso
viaggio...
Antichi
autori latini e medioevali hanno parlato di un tempio dedicato
a Diana "Facellina" o " Fascellina", individuabile
nella zona di Milazzo. (...) Molte sono state le proposte
sulla loro ubicazione e sulla soluzione di altri problemi
connessi. L'autore ne traccia un accurato riepilogo, formulando
a sua volta una serie di ipotesi sulla base di nuovi studi
e ricerche.
Francesco
Leprino
FILMOGRAFIE
Documentari, musica, videoarte 1995-2008 (contributi
critici di E. Comuzio, M. Maisetti, F. Piavoli, Q. Principe)
Catalogo
presentato alla Fondazione Mazzotta, Milano.
“Il
fatto di Messina”, un giallo giudiziario che ha coinvolto
il mondo politico italiano, e quello socialista in particolare,
che prende le difese di un tipografo anarchico ingiustamente
accusato d’omicidio. Un tragico caso d’ingiustizia,
che solo il disastroso terremoto messinese del 1908, deus
ex machina, ha archiviato...
In questo
secondo volume sono raccolti i lavori teatrali scritti tra
il 1946 e il 1956:Il secondo diluvio - I tre cavalieri - Andrea Pizzino
- La tana - L'arma segreta - La provvidenza - Irma Lontesi
- Una curiosa famiglia - Il complotto dei soldi - Il seme
è bianco.
Fondata
nel 1977 con interessi prevalentemente indirizzati a rilevare
il mondo delle tradizioni e delle letterature popolari e delle
microstorie locali, la Pungitopo editrice nell'ultimo triennio
ha rivolto la sua attenzione alla cultura nazionale e straniera,
individuando particolari settori d'intervento e metodologia
di ricerca. Le principali collane si pongono come punto di riferimento
nei settori della produzione narrativa, teatrale e saggistica,
tanto isolana quanto italiana ed europea. Con importanti riproposte
di autori e tematiche del passato, sono presenti nel suo catalogo
nomi nuovi ma assai significativi della cultura contemporanea.
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