Sembrerebbe
incredibile che un territorio così piccolo quale l'arcipelago
delle Eolie possa vantare una storia così ricca e vivace
che si sviluppa lungo circa sette millenni di storia. Certo
periodi luminosi si intrecciano a periodi di decadenza e di
miseria, ma il filo della civiltà che, in alcune occasioni,
era parso attendarsi tino quasi a sparire, ha sempre ripreso
il suo corso.
(...)
Nel susseguirsi di vicende, diverse volte, le Eolie sono salite
alla ribalta nazionale ed anche mondiale. E non solo nell'antichità,
quando, fra il neolitico e il sorgere dell'era dei metalli,
divennero il centro del commercio dell'ossidiana che era una
pietra di grande valore prima che si diffondessero il bronzo
e il ferro, o al tempo degli Cnidi quando diedero vita ad
una civiltà che forse ispirò Platone nella stesura
della stia Repubblica, oppure nel medioevo quando colpirono
la fantasia dei credenti che videro in esse l'entrata dell'inferno
e dei purgatorio e contribuirono alla nascita del 2 novembre
giorno dedicato al culto dei morti; ma anche fin nell'età
moderna. (...)
Tutta
la nostra vita, la nostra storia si è fondata su un
principio indiscutibile, quello dell’evoluzione dal
peggio al meglio, un principio non dimostrato e perciò
di fatto un dogma, con l’ulteriore aggravante che mentre
quelli religiosi possono trovare riscontro nella dimensione
spirituale dell’uomo, quello del progresso è
del tutto immaginario. Il mito del progresso trascina con
sé quello dell’istruzione “secondo le esigenze
dei tempi”, “all’altezza dei tempi”.
Espressioni che istintivamente non ci sogneremmo mai di porre
in discussione, a tal punto siamo influenzati dagli slogan
che hanno permeato la nostra coscienza e la nostra mentalità.
Eppure basterebbe farsi qualche domanda per minare alla fondamenta
l’edificio...
Siamo
negli anni ‘80, al grido di Vamos a la playa la famiglia
Germanà ritorna in Sicilia stabilendosi nel Villaggio
Pace, un piccolo villaggio di pescatori sulla Riviera Nord
di Messina. Gabriele ha 7 anni, è scarso a botte ma
veloce come una scheggia, ha più giocattoli degli altri
e non sa parlare in dialetto né ballare la break dance
come i più grandi. Tra colorate feste patronali, lo
Stretto sullo sfondo, scemi di paese e ragazzini specializzati
in guai, questa è la storia di come Pace e Gabriele
crebbero assieme. Un irresistibile ritorno ai luoghi più
cari dell'infanzia, un ritmo incalzante che contagia e diverte
pagina dopo pagina.
[...]
per quanto riguarda casa mia, l'esperienza e la tradizione
delle ricette mi deriva da mia nonna, da mia madre, e da tutte
quelle donne egadesi che mi hanno cresciuto insegnato e consigliato.
Il mondo maschile (il nonno, mio padre, mio marito) è
quello della mia fanciullezza e della mia maturità,
di ieri e di oggi, ma sempre delle Egadi, del loro mare e
della loro tonnara. Ma anche degli orti e dei campi, con i
profumi egadesi che in cucina diventano aromi e sapori.
Ho forse badato molto più alle ricette di pesce (e
di tonno, in particolare), che poi condisce paste, piuttosto
che alle carni e ai polli, che nella nostra cucina non mancano.
Amori,
delitti, intrighi: le vicende di una città siciliana
sul finire del ’400, al momento dell'espulsione degli
Ebrei. Una società vivace e piena di personaggi singolari:
c’è l’ereditiera che rinuncia per amore
ai beni paterni; c’è lo spregiudicato capitalista
che si fa battezzare per favorire la sua ascesa sociale; c’è
il medico che nel possesso di una statua antica e di un’avvenente
saracena cerca l’appagamento del suo eros insoddisfatto;
c’è l’inquieta schiava che si illude di
conquistare la libertà con una conversione dell'ultimo
momento...
Sullo
sfondo echi di una guerra “cattiva” e comunque
“non giusta” accompagnano le vicende dell’Autore
che, suo malgrado, riesce a dipingere ritratti umani di straordinaria
bellezza, colti nella loro essenzialità dallo sguardo
sensibile di chi non si lascia sporcare dall’intolleranza
e dalla malvagità.
La novità
della poetica del Manzella, rispetto ad altra poetica e ad
altri poeti, sta nel superamento di un pessimismo cosmico
e di una sorta di canto personale solitario ed ermetico. Il
canto si fa corale, l'accettazione non è un'ultima
spiaggia ma è il coraggio dell'uomo che nella vita,
nella morte, […] trova finalmente l'elemento fondamentale,
l'elisir dell'esistenza: l'amore. […] Le sue poesie
irradiano ed emanano sia semplicità e purezza, sia
l'ardore della passione, sia la lentezza del pensiero, sia
la velocità del gesto, sia i profumi sia gli odori,
sia la luce sia il calore che ci circonda e che ci prende
con questo acetilene, gas attraverso il quale scorgiamo un
mondo nuovo eppure così vicino. (C. Cultrera)
Vorremmo
poter dire anche noi che "la guerra tra l'Italia del
Nord e l'Italia del Sud non si farà", se Andrea
Genovese non ce l'avesse già raccontata, con una lucidità
che stupisce il lettore di questo romanzo...
Colpisce e sorprende la scrittura ricca, densa, pastosa. Per
chi ne conosce la poesia, i lavori teatrali in francese, e
soprattutto la trilogia romanzesca pubblicata di recente,
solo l'Italietta letteraria europapista può ancora
ignorare che Genovese è uno dei grandi scrittori italiani
del nostro tempo.
È
questa una raccolta di ricordi di Maurilio Catalano, figura
difficile da definire (professore d’accademia d’arte,
artista, direttore di galleria e operatore culturale, figlio
dell’illustre Eustachio, intimo amico e “segretario
particolare” di Leonardo Sciascia). Certamente primo
attore di “Arte al Borgo”, crocevia culturale
in cui si sono trovati ad operare, in “tanti e passa”
anni di attività, nomi di tutto rispetto, non solo
della cultura isolana, quanto di quella nazionale, che hanno
lasciato, nel vissuto di Maurilio, tracce significative. Qui,
aneddoti che incuriosiscono con la loro smagata naïveté,
dettati da una memoria istintiva e presentati senza un disegno
preordinato o intenzionale, rispondendo ad una popolare urgenza,
tutta siciliana, di narrazione, che incanta e diletta.
In questa
raccolta di liriche Elena Saviano sa prendere per mano, lasciare
che il brutto e il sublime del mondo si trasformino in armonia
(è delirio il caos o è delirio l'ordine?), armonia
di versi che in un grande abbraccio alla natura racchiudono
l'essenza di vite umane sempre diverse eppure uguali, unite
nel desiderio, mai spento, dii amore. Attimi dove ogni realtà
si dilegua per lasciar vivere il canto che il cuore umano
non smette mai di cantare: di dare amore, di chiedere amore.
(Rita Cedrini)
Il
laboratorio di scrittura all'interno del quale è stata
sviluppata l'esperienza e sono stati prodotti gli scritti
raccolti in questo volume, si è svolto nell'ambito
di un corso di formazione sull'auto-mutuo-aiuto organizzato
dal Dipartimento di Salute Mentale dell'Azienda Sanitaria
di Messina, per rispondere alla richiesta dell'Associazione
"Amici per caso". Hanno partecipato al gruppo, guidato
dalla scrittrice Patrizia Rigoni, operatori ed utenti del
DSM, che hanno liberamente dato voce alle proprie emozioni...
Vorremmo che le parole di questa raccolta non servano per
sapere, ma servano per sentire, per pensare. Siano occasioni
di quel contatto emotivo che ci permette di percorrere le
tappe che dal grido della voce portano alla visione della
parola, che contiene scambio affettivo, emozione condivisa,
che genera identità per chi crede nel potere di trasformazione
delle idee.
Non sappiamo
se, per assonanze o costrutti, che riportano a tanta poesia
italiana ormai classica, il poetare di Statello stupisce per
rare scelte lessicali, così aderenti e sapientemente
impiegate, ricercate a tal punto da risultare talvolta oscure,
da lasciare un'indistinta sorpresa, specie se si accosta la
sua poesia al suo giovane ma travagliato viaggio di uomo.
Risulta un paesaggio umano semplice ma impreziosito nella
sua naiveté da uno stile consapevole e musicalmente
maturo.
L'avverarsi di un avvenimento sollecita il ricordo della recente
lettura di un romanzo. L'avvenimento è la morte di Leonardo
Sciascia, il romanzo è Il cavaliere e la morte,
dello stesso Sciascia. La ricostruzione dei fatti, ai margini
di un funerale, assume il valore di una cronaca letterariamente
annunciata. Ma ci sono, in questa cronaca, particolari che inducono
a riflessioni del tutto originali sulla fin troppo scontata
personalità culturale e morale di Leonardo Sciascia.
In tal senso, questo racconto lascia come il desiderio, o il
bisogno, di una più completa considerazione dell'opera
e del pensiero dello scrittore scomparso. E bastano, appunto,
poche pagine per provocare l'accertamento di una verità
più vera nei confronti dell'autore più vero di
questo scorcio di secolo.
Nella mitologica città siciliana di Nisia, arroccata
sui monti Nebrodi, giuge il semiasse del Teatro viaggiante,
guidato da un visionario regista teatrale di nome Cappellaccio.
Sulle ali del vento, nelle lontananze, era giunta voce che
qui, per generosità della mecenate donna Darton, avevano
trovato confortevole asilo fuggiaschi e perseguitati di quel
tempo di barbarie.
Il segno, l'amore e la bellezza del creato, fanno da cornice
al tragico epilogo della storia che si dipana tra finzione
e realtà, e assieme ai misteri del castello della nobildonna
disegna un labirinto di allucinanti fantasticherie letterarie.
Le pagine
di questo diario delineano “l’autentico ritratto
di una figura umana tracciato senza fronde retoriche e senza
aloni da romanticismo degenere, ma attraverso una narrativa
che incastona personaggi e fatti in un realismo asciutto e
forte. Una lettura agile, continua, pacata, avvincente, […]
in una prosa fluida e colorita di spontaneo fervore”.
Ne emerge la figura di giovane messinese che con rigorosa
onestà intellettuale conquista, non senza i sacrifici
che gli anni ’50 imponevano, la sua dimensione di uomo
e di medico, partecipando attivamente alla vita sociale e
politica della Messina di quegli anni. Figura, quella di Giovanni
Giuffrida, che “si staglia luminosa per l’inestimabile
patrimonio di valori e di ideali di assoluta nobiltà
che ci consegna, e che dobbiamo mettere a frutto nel nostro
quotidiano operare, conservandone integra la portata”.
(...)
Questo libro può - e forse vuole, nell'ambizione inespressa
dell'Autore - essere un invito e un'attestazione documentale:
la Sicilia, le sue Città, la sua campagna, i suoi monumenti,
tutti, la sua incantevole natura, sono, possono, debbono essere
ancor oggi méta di visite di italiani e stranieri,
intellettuali e incolti, ricchi e poveri, accomunati dal desiderio
di conoscere, attraverso le sue vestigia e le sue fantastiche
bellezze naturali, la centralità di una regione, una
regione d'Europa, una regione del mondo, la quale, davvero,
ha fatto nei secoli, e anche nei millenni, la storia dell'umanità.(...)
La sua
figura e la sua opera, come risulta da questo volume, non
ridisegna la storia del Movimento, ma certamente la arricchisce
e la completa. Cogliendo le istanze proprie del Futurismo
e rifondendole col lirismo tardo-crepuscolare iniziale, l'aeropoeta
futurista Gerbino pubblicherà poesie (Telegrafo
e telefono dell'anima, 1926), una commedia (La congiura
dei passeri, 1927), un romanzo (Barbara la dattilografa,
1929). Nel ripubblicare l'opera completa emerge, specie nel
ricco epistolario che la conclude, il legame letterario ed
umano con tutti i maggiori esponenti del Futurismo (...)
Antichi
autori latini e medioevali hanno parlato di un tempio dedicato
a Diana "Facellina" o " Fascellina", individuabile
nella zona di Milazzo. (...) Molte sono state le proposte
sulla loro ubicazione e sulla soluzione di altri problemi
connessi. L'autore ne traccia un accurato riepilogo, formulando
a sua volta una serie di ipotesi sulla base di nuovi studi
e ricerche.
“Il
fatto di Messina”, un giallo giudiziario che ha coinvolto
il mondo politico italiano, e quello socialista in particolare,
che prende le difese di un tipografo anarchico ingiustamente
accusato d’omicidio. Un tragico caso d’ingiustizia,
che solo il disastroso terremoto messinese del 1908, deus
ex machina, ha archiviato...
In questo
secondo volume sono raccolti i lavori teatrali scritti tra
il 1946 e il 1956:Il secondo diluvio - I tre cavalieri - Andrea Pizzino
- La tana - L'arma segreta - La provvidenza - Irma Lontesi
- Una curiosa famiglia - Il complotto dei soldi - Il seme
è bianco.
Fondata
nel 1977 con interessi prevalentemente indirizzati a rilevare
il mondo delle tradizioni e delle letterature popolari e delle
microstorie locali, la Pungitopo editrice nell'ultimo triennio
ha rivolto la sua attenzione alla cultura nazionale e straniera,
individuando particolari settori d'intervento e metodologia
di ricerca. Le principali collane si pongono come punto di riferimento
nei settori della produzione narrativa, teatrale e saggistica,
tanto isolana quanto italiana ed europea. Con importanti riproposte
di autori e tematiche del passato, sono presenti nel suo catalogo
nomi nuovi ma assai significativi della cultura contemporanea.
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